Viterbo – Incredulo, deluso e contrariato.
L’ex direttore generale della Asl di Roma H Luciano Mingiacchi lascia così il tribunale di Viterbo, dopo la sentenza del filone romano del maxiprocesso Asl.
Per lui, quattro anni di reclusione. Più dell’ex dirigente del servizio informatico Patrizia Sanna, assente in aula e condannata a tre anni. Più della durata complessiva del processo: tre anni di udienze, dal giugno 2012 fino alla sentenza di ieri, per ricostruire i passaggi di mazzette dall’azienda informatica Isa di Alfredo Moscaroli agli ex dirigenti delle aziende romana e reatina.
“Io più della Sanna? Che tragedia infinita…”, commenta Mingiacchi, uscito assolto da analoghe vicende precedenti ma ritenuto, evidentemente, il principale beneficiario del sistema di tangenti messo per iscritto da Moscaroli nel suo memoriale.
L’indagine parte proprio da lì. Da dieci pagine fitte, scritte in carcere, in cui l’ex patron dell’azienda informatica viterbese riepiloga i suoi quasi vent’anni di mazzette per lavorare con la pubblica amministrazione. Fino a quel momento, gli inquirenti viterbesi, titolari della maxi-inchiesta Asl sugli appalti in cambio di tangenti, avevano localizzato le mazzette sempre e solo a Viterbo. Dopo l’arresto di Moscaroli e il suo memoriale, si apre un nuovo fronte investigativo: quello dei soldi che, dalla Isa, arrivano fino a Rieti e Albano (sede della asl di Roma H) per ottenere il rinnovo del servizio di manutenzione dei computer.
Lo strumento è quello delle convenzioni. Una sorta di gemellaggi informatici tra le asl, per triplicare gli affidamenti alla Isa, che dal 2003 (anno della convenzione Viterbo-Rieti) al 2009 paga 2mila euro al mese a Sanna e dal 2005 (anno della convenzione Viterbo-Roma H) al 2009 anche 5mila euro mensili a Mingiacchi.
Ma è lo stesso Moscaroli, il “grande accusatore”, a parlare di Patrizia Sanna come di un’intermediaria: di lei, dirigente prima a Rieti e poi a Roma H, l’imprenditore dice che prendeva tangenti non per se, ma per altri. E Moscaroli aggiunge che il prezzo delle mazzette si alza quando al posto di Giorgio Galbiati, già direttore generale della asl di Rieti, arriva ai vertici di Roma H Luciano Mingiacchi: non più 2mila euro al mese, ma 5mila. Un salasso. Ma la Isa continua a pagare fino all’arresto del suo fondatore.
Mingiacchi e Sanna si erano difesi a lungo in aula dalle accuse di Moscaroli. Per loro, i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci avevano chiesto quattro anni. Solo per il socio Isa Riccardo Perugini l’assoluzione, come in effetti è stato: scagionato perché manca la prova che abbia commesso il fatto, cioè che abbia fatto da collettore delle tangenti in qualche caso. A Sanna e Mingiacchi il tribunale ha inflitto anche interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e confisca di 260mila euro. Il tribunale civile deciderà sui risarcimenti complessivamente superiori al milione di euro, chiesti dalle tre asl costituite parte civile.
Trenta giorni per le motivazioni, che le difese aspettano di leggere per poi impugnare. Intanto, almeno su una costola di sanitopoli, si chiude il sipario.

