Soriano nel Cimino – Dal processo all’udienza preliminare. Dall’udienza preliminare alla fine delle indagini. Invece di andare avanti si va indietro.
Il processo a un trentottenne viterbese per il treno deragliato nel 2011 tra Soriano e Vitorchiano procede al contrario (fotocronaca).
Giorni fa, un altro colpo di scena. Dopo il decreto di citazione a giudizio nullo, che aveva comportato il ritorno davanti al gup, un’altra battuta d’arresto: il tribunale di Viterbo ha dichiarato nullo anche l’avviso di conclusione delle indagini per problemi di notifica, sollevati dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Gaia Cossio di Codroipo. Risultato: atti restituiti alla procura. Incredibile ma vero.
Cinque mesi persi per due atti nulli, più tutti quelli che si perderanno d’ora in poi per chiudere un’altra volta le indagini, tornare davanti al gup e, poi, finalmente, a processo. E anche così succede che i processi si prescrivono.
Dal fatto, intanto, sono passati quasi cinque anni. E’ il 7 maggio del 2011 quando un convoglio della Roma – Civita Castellana – Viterbo perde aderenza con i binari in località Fornacchia, tra Soriano e Vitorchiano: almeno due carrozze finiscono inclinate, lungo la scarpata laterale. Due passeggeri restano feriti, uno ha lesioni alle costole per il contraccolpo. Ci vogliono più di tre giorni per riposizionare il treno sui binari e far ripartire il servizio. Sulle rotaie viene trovato un tubo di ferro.
Gli investigatori arrivano a un trentottenne viterbese. Per la procura è responsabile di disastro ferroviario e attentato alla sicurezza dei trasporti. Ma anche di furto aggravato: proprio attraverso una delle ordinarie scorrerie dei ladri di oro rosso, che rubano rame dai binari delle ferrovie, gli inquirenti identificano l’imputato, incolpandolo sia del furto di rame che del deragliamento.
Sarebbe stato lui, quindi, dopo il furto, a lasciare quel tubo di ferro sulle rotaie. Questa, almeno, è la tesi del pm Renzo Petroselli. Ma la sentenza si allontana a ogni udienza.



