Viterbo – Venti giorni di tempo per farsi interrogare.
A volte ritornano. “Genio e sregolatezza” ritorna.
Mentre il processo per il troncone principale dell’inchiesta sugli appalti truccati si ingrippa, la procura dà gas sull’altro filone di indagine. Quello che chiama in causa un altro pezzo di imprenditoria viterbese, tra Amedeo Orsolini, Roberto Tomassetti, Daniela e Gianfranco Chiavarino e poi l’ex direttore generale del comune di Viterbo Armando Balducci.
L’altra faccia di “Genio e sregolatezza”. La seconda tranche dell’indagine tenuta in caldo per tre anni e sfornata giorni fa: sette indagati per corruzione e truffa contestate a vario titolo. Persone che erano da tempo sorvegliate speciali della magistratura. E lo sapevano: dopo il doppio blitz degli uomini del Nipaf della forestale nel 2012, con 13 arresti e gli atti dell’inchiesta resi pubblici, Balducci & Co. sanno di essere intercettati.
Quelli che verranno, saranno giorni di riflessione e, soprattutto, di lettura degli atti. In poco più di due settimane si tratterà di decidere se farsi interrogare, depositare documenti o aspettare le richieste di rinvio a giudizio. Per ora, nessuno ha voglia di esporsi o commentare.
Stando agli atti d’indagine, Balducci, in qualità di dirigente del settore Urbanistica prima e di direttore generale del comune di Viterbo poi, si sarebbe adoperato per aiutare Orsolini, che aveva un progetto per il piano di zona Acquabianca. Il progetto, secondo gli inquirenti, era stato affidato a una società presieduta dalla moglie dell’ex city manager.
Al setaccio degli investigatori, finisce la variante del piano di zona realizzata da Balducci. Una variante descritta negli atti (“atti illegittimi”, secondo i pm) come “non essenziale” anche se avrebbe stravolto la fisionomia di quel piano di zona: minimizzare sulle modifiche sarebbe stato un espediente per non far tornare il progetto di nuovo in consiglio comunale e in Regione, facendolo passare solo al vaglio della giunta di Palazzo dei Priori.
In cambio, l’ex direttore generale del comune di Viterbo avrebbe chiesto incarichi di direttore dei lavori a ingegneri impiegati in una società riconducibile a sua moglie. E poi il 5 per cento dell’importo dei lavori di urbanizzazione primaria, eseguiti dalle ditte Chiavarino e Tomassetti, percentuale in seguito dimezzata. Ma i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci ipotizzano un’altra tangente da almeno 70mila euro, “da consegnare a Balducci in contanti e in nero, a più riprese e in varie tranche”, si legge sugli atti di indagine. L’ultima rata, nel 2012.
Nel registro degli indagati, anche Lorenzo Grani, amministratore unico della Colleverde srl, società di cui Orsolini è socio di maggioranza, e Luigi Castellani, altro socio della Colleverde.
L’altra accusa, contestata a tutti fuorché a Balducci, è quella di una truffa per quasi 200mila euro a danno del comune di Viterbo, “inducendo in errore i funzionari sull’effettivo importo dei costi in concreto sostenuti in relazione ai lavori effettuati”.
Un fascicolo in cui comparivano molti altri nomi, nelle richieste di proroga delle intercettazioni, circolate anni fa. Resta da capire come si procederà per tutte quelle posizioni e accuse che, a tutt’oggi, non figurano nel filone d’inchiesta appena chiuso. Se sono in via di archiviazione e, quindi, nel dimenticatoio, o ancora all’esame degli inquirenti.


