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Attentato all’ex sindaco, chiusa l’inchiesta

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Viterbo - Operazione Terra madre - Antonio Pira

Viterbo – Operazione Terra madre – Antonio Pira

Viterbo - Operazione Terra madre - Uno dei fratelli Pira

Viterbo – Operazione Terra madre – Uno dei fratelli Pira

Viterbo - Operazione Terra madre - Uno dei fratelli Pira

Viterbo – Operazione Terra madre – Uno dei fratelli Pira

Viterbo - Operazione Terra madre - Il materiale sequestrato

Viterbo – Operazione Terra madre – Il materiale sequestrato

Viterbo - Operazione Terra madre - Il materiale sequestrato

Viterbo – Operazione Terra madre – Il materiale sequestrato 

Farnese – Un oliveto raso al suolo. Un casale incendiato. Due cani da caccia massacrati.
Era l’attentato all’ex sindaco di Farnese Dario Pomarè. Ma gli inquirenti li ritenevano capaci di mettere in atto vendette altrettanto feroci a danno di molte altre persone.

E’ ufficialmente chiusa l’inchiesta sui Pira, padre e figli, arrestati a Farnese a luglio nell’operazione “Terra madre”. Rispondono di stalking, danneggiamento, maltrattamenti sugli animali, porto abusivo di armi, furti, abigeato. E tra la lista dei reati contestati quest’estate, all’epoca dell’arresto, se n’è aggiunto un altro: un rimorchio rubato a giugno a Latera con sopra sessanta quintali di semino di trifoglio. Valore: 13000 euro.

Antonio Pira, il capofamiglia 72enne, e i figli Marco e Paolo, 35 e 43 anni, di origine sarda, sono rimasti per poco più di un mese agli arresti domiciliari: a settembre, il tribunale del Riesame di Roma li ha rimessi in libertà.

La difesa – avvocati Angelo Di Silvio e Giuseppe Picchiarelli – ha dalla sua anche il risultato dell’esame del dna su un cappuccio trovato dagli investigatori e ritenuto uno dei passamontagna usati dai tre per agire a volto coperto: nessuna traccia biologica dei Pira su quel reperto. 

Ma la procura – pm Fabrizio Tucci – è comunque decisa a portare avanti fino al processo le posizioni dei fratelli Pira e del padre settantenne.

Secondo le indagini, i Pira volevano colpire i firmatari della riforma, poi approvata, per la regolamentazione dei terreni a uso civico. Un provvedimento che li danneggiava e che gli avrebbe fatto perdere circa 60 ettari di fondi agricoli a uso pascolo, di cui si erano appropriati nel tempo. Almeno 40, secondo gli inquirenti, le persone che i Pira avrebbero voluto colpire una a una, dopo le intimidazioni a Pomarè, definite dal comandante provinciale dei carabinieri di Viterbo Mauro Conte “senza precedenti in tutta la provincia”.

Nel blitz “Terra madre” dei carabinieri di Tuscania e Farnese,  furono trovati scanner, 500 cartucce a palla singola, quattro passamontagna, tre cartuccere, pugnali e un puntatore laser notturno.

Gli avvisi di chiusura dell’inchiesta sono partiti a metà novembre. I Pira potranno farsi interrogare o depositare documenti in procura. In attesa dell’udienza preliminare.


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