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Lorenzo Ciorba presidente, salta la nomina

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Lorenzo Ciorba

Lorenzo Ciorba 

Viterbo – Il consiglio comunale ratifica o nomina?

Amletico dubbio che sorge alla maggioranza quando si arriva a discutere del collegio revisori dei conti.

Il presidente designato, estratto a sorte da un elenco in prefettura, è Lorenzo Ciorba. Padre del presidente del consiglio Marco.

In attesa di chiarire, tutto rinviato. Salta la nomina e pratica rimandata con il voto della maggioranza, con l’eccezione di De Alexandris (Viva Viterbo) che si astiene.

Anche perché andando al voto non è detto che il centrosinistra avrebbe avuto i numeri.

Anche se dall’opposizione, Claudio Ubertini (FI) è chiaro. Leggendo la norma, non c’è molto da interpretare.

“Va deliberata la nomina e votata, è scritto chiaramente – spiega il capogruppo Forza Italia – previa incompatibilità o rinunce.

Oggi il sindaco Michelini sta facendo fare una brutta figura, l’ennesima, alla sua maggioranza. O cambiamo la legge o alternative non ce ne sono.

L’elenco della prefettura include nove persone, perché si possa scegliere. Il presidente Ciorba faccia un passo indietro, non stiamo parlando di un incarico da presidente del consiglio dei ministri, può rinunciare e togliere tutti dall’imbarazzo”.

L’opposizione attacca anche su un altro fronte: i ruoli di presidente revisori dei conti Ciorba padre e presidente del consiglio Ciorba figlio non sono compatibili. Giulio Marini (FI) solleva criticità sulla norma, evidenziate da Cantone (Anac).

Gianluca De Dominicis punta sulla Carta di Pisa. Sottoscritta dai consiglieri e che dovranno firmare pure i revisori dei conti.

“E a quel punto – osserva De Dominicis – sarà incompatibile pure il presidente dei revisori dei conti oltre che a quello del consiglio.

Tanto che per me la soluzione alternativa è che si dimetta il presidente del consiglio Marco Ciorba”. Che al momento della discussione è uscito, lasciando la presidenza alla vice Daniela Bizzarri.

“Già questa – osserva De Dominicis – è prova di conflitto d’interessi, basandoci sulla Carta di Pisa. Il presidente del consiglio dovrà uscire di continuo dall’aula. Diventerà part time”.

Per non arrivare a votare la delibera, il dubbio salta a fagiolo: il consiglio ratifica una decisione presa o nomina i revisori? E0 Livio Treta a chiedere il rinvio della votazione.

Il dubbio se il consiglio in questo caso ratifichi una scelta già fatto o nomini, è lecito anche per il sindaco Leonardo Michelini.

Mentre sull’altro fronte: “Qui non si parla d’incompatibilità – incalza Luigi Maria Buzzi (FdI) – ma di opportunità.

Se fossi stato io il presidente e mio padre nominato, gli avrei chiesto di fare un passo indietro.

Non sono in dubbio le capacità professionali. Le ha tutte, Lorenzo Ciorba. E non stiamo parlando di un problema di reddito. Sono persone che lavorano”.

Per Sergio Insogna siamo al grottesco: “Questi rinvii sanno sempre d’incertezza. Avete messo l’ordine del giorno al secondo punto, ma se avevate dubbi, che lo avete portato a fare? Siamo noi in commissione ad avere detto di rinviare, valutare. E’ stata l’assessora Ciambella in commissione a dire che la nomina non creava imbarazzo, andava fatta”.

E se la nomina del collegio revisori dei conti è una ratifica, lo è pure la decadenza di un consigliere comunale. Lo dice Goffredo Taborri e si riferisce al punto in programma il 17 e che riguarda Chicco Moltoni.

La maggioranza aveva già provato a schivare l’argomento. Si sapeva che il dibattito li avrebbe colti impreparati a votare. Quindi la richiesta d’anticipazione del punto che riguarda la rotatoria sulla Cassia nord. Diversamente da quanto deciso in capigruppo.

La minoranza non ci sta, ma è dallo stesso centrosinistra che arrivano altri no. “Avendo partecipato alla capigruppo – dice Mario Quintarelli (Pd) – in cui si è deciso di seguire l’ordine dei lavori senza anticipare argomenti, voterò contro”.

Si allinea pure Maurizio Tofani (Oltre le mura).

Anche se invita alla coerenza il centrodestra: “Oggi s’invoca il rispetto delle decisioni in capigruppo, ma in altre occasioni è stata fatta valere la regola che il consiglio è sovrano e decide come vuole”.

Giuseppe Ferlicca


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