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“Già mi manca l’adrenalina dell’azione…”

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Il funzionario Antonino Corsini

Antonino Corsini 

Antonino Corsini riceve l'onoreficenza durante la cerimonia per Santa Barbara

Antonino Corsini riceve l’onorificenza durante la cerimonia per Santa Barbara

Viterbo – Il 10 maggio del 1973 partiva per Aosta con una divisa nuova. Era diventato vigile del fuoco. Iniziava la sua carriera di soccorritore.

Una carriera fatta di tante gioie e qualche rammarico. Antonino Corsini, dopo 43 anni di servizio, è andato in pensione, ma già gli manca il piazzale della caserma, l’adrenalina che si scatena durante un soccorso. Forse perché quando si sceglie di diventare vigili del fuoco non basta andare in pensione per smettere.

“Ognuno fa il suo tempo – racconta Corsini -, ma quanto mi manca quell’adrenalina. Per dire la verità avrei voluto festeggiare il pensionamento con la conclusione dei lavori della nuova sede, visto che ho seguito l’iter da vicino e che non manca molto alla fine. Entro il 2016 probabilmente sarà ultimata”.

Durante le celebrazioni per santa Barbara ha ricevuto una onorificenza?
“Sono stato nominato dal presidente Mattarella e del premier Renzi ufficiale della Repubblica, per me è motivo di grande gioia e orgoglio, visto che lo sono diventato per aver servito lo stato”.

Durante i 43 anni di servizio ne avrà viste di cose…
“Trentacinque anni fa di questi tempi ero in Irpinia. Di strada ne ho calpestata tanta. Da Aosta, Terni, Viterbo, Roma. Per non parlare delle missioni. Alluvioni, terremoti, vulcani che eruttano improvvisamente. Ma essere vigile del fuoco non è stato solo questo. Per me è stato anche portare solidarietà a chiunque abbia avuto bisogno di aiuto. E’ il bello di questo lavoro. E lo si sceglie solo se si è solidali con il prossimo. La solidarietà non è un optional, ma uno strumento di lavoro. Altrimenti si svilisce questo meraviglioso mestiere”.

Una gioia e un dolore?
“Un vero motivo di gioia è stato fondare il nucleo dei sommozzatori a Viterbo, oggi inutilmente soppresso. Un rammarico è invece la mancata realizzazione del distaccamento sul litorale viterbese”.

Quando ha capito che voleva diventare un vigile del fuoco?
“Nel ’67 sono entrato a far parte di un gruppo scout di protezione civile. E’ stato in quel momento che mi sono avvicinato al comando di Viterbo e ho iniziato a capire cosa significava essere un vigile del fuoco. Al primo concorso utile mi sono buttato e ce l’ho fatta. Poi nel 1981 sono diventato un sommozzatore”.

Durante la sua carriera cosa gli è rimasto più impresso?
“Senza dubbio il naufragio della Costa Concordia all’isola del Giglio. E’ stato impressionante vedere un mostro di ferro rovesciato nel mare che non si riusciva nemmeno a identificare. Noi siamo arrivati dopo tre giorni dell’incidente e nemmeno potevamo immaginare che tipo di problemi sarebbero emersi. Abbiamo dovuto inventare un nuovo sistema operativo. Il bello di questo mestiere è che ti mette continuamente in discussione, il pompiere deve avere oltre alla tecnologia e alle risorse anche inventiva per risolvere situazioni che definire complicate a volte è solo un eufemismo”.

Ultimamente i vigili del fuoco sono finiti agli onori della cronaca anche per mancanza di mezzi e risorse. Lei cosa ne pensa?
“Il problema è prettamente politico, bisogna capire che i vigili del fuoco sono indispensabili per il paese e vanno valorizzati non sottodimensionati, come invece hanno fatto a Viterbo chiudendo il nucleo sommozzatori senza potenziare il comando. Il personale fa bene a fare dimostrazioni per sottolineare le carenze, ma non si faccia strumentalizzare”.

Viterbo è stata penalizzata?
“A Viterbo lavora e ha lavorato gente illuminata e funzionari e dirigenti che hanno creduto negli uomini e nei progetti. Per questo nonostante sia un piccolo comando è considerato un centro importante. Ci sono molte eccellenze. Quasi tutte nate proprio qui: dal soccorso acquatico alle tecniche speleo alpino fluviali (saf). Viterbo è stata una fucina di idee e spero continui a esserlo sempre”.

Cosa farà ora?
“Mi metterò a disposizione. Tutto quello che ho imparato nel corso degli anni lo metterò a frutto e a beneficio del sistema associativo. E starò con la mia famiglia alla quale devo innanzitutto chiedere scusa per tutto il tempo che le ho sottratto. Chiedo scusa e ringrazio mia moglie e mia figlia, che mi hanno sempre supportato nelle scelte professionali. Un ringraziamento speciale anche al nuovo comandante Giuseppe Paduano che è riuscito a farmi piangere. Mi ha scritto parole importanti che ho davvero apprezzato. A questo punto posso solo augurare che la nuova caserma, oltre a diventare punto di riferimento operativo per il soccorso, diventi parte integrante del tessuto sociale. Ci sono possibilità per renderla un spazio collettivo, spero che chi di dovere se ne accorga presto”.

Maria Letizia Riganelli

 

 

 

 

 

 

 


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