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La crisi contagia anche la provincia

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Consiglio provinciale - Voccia, Treta e Tofani

Consiglio provinciale – Voccia, Treta e Tofani

Viterbo – (g.f.) – Terremoto in comune, scosse pure in provincia. Moderati e Riformisti aprono la crisi gentile.

Seduta di consiglio provinciale, Maurizio Tofani e Livio Treta sono presenti all’appello iniziale, votano il primo punto, l’uscita dell’ente da società in cui ha quote.

Treta chiede d’affrontare il tema dei 46 precari. Prima di tutto il resto.

Il presidente Mauro Mazzola ha pronta una relazione degli uffici. Se ne discute, ma a fine seduta, seguendo l’ordine del giorno prestabilito. Treta insiste, ma passa la linea di Mazzola.

I due rappresentanti della lista civica restano seduti al loro posto, ma non partecipano più ai lavori. Presenti fisicamente, assenti politicamente. Senza di loro non c’è più nemmeno il numero legale, occorre richiamare in fretta il consigliere Stelliferi, uscito un attimo

Ancora qualche minuto, poi Tofani e Treta decidono di lasciare la sala del consiglio. Educatamente. Avvisando i presenti. E visto che il Natale s’avvicina, non prima d’avere scambiato gli auguri con Mazzola.

La seduta viene sospesa sospesa, per una riunione. Tofani e Treta restano nei paraggi, a palazzo Gentili, partecipano all’incontro, ma restano fuori. Rientrano solo per discutere il punto sui precari, che avevano chiesto d’anticipare all’inizio. E manca pure l’intesa.

Si vota un atto d’indirizzo per trovare la soluzione, chiedere un intervento deciso ai parlamentari, ma Treta e Tofani avrebbero voluto anche un impegno per richiamare al lavoro a fine anno, due o tre giorni, in via del tutto eccezionale, i lavoratori. Per dare loro una possibilità.

Strada non praticabile per il presidente Mazzola. Non c’è parere di legittimità. “Ci sono cinque pagine di pareri – spiega il presidente – in cui è spiegato che non è possibile richiamare i lavoratori anche per pochi giorni. Io non ho mai deliberato con il parere contrario di dirigente e segretario generale. Sui precari ho fatto il giro delle 14 chiese. Mi hanno detto che non si può fare nulla e l’unica soluzione è un intervento da parte del Governo. Io atti illegittimi non li firmo”. 

Marcata la differenza. E il messaggio politico è chiaro.

Comune capoluogo e provincia sono più vicini di quanto non si possa immaginare. Crisi sì, ma gentile, anzi Gentili.


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