Viterbo – Ratano (Adusbef): “Gli investitori chiedano entro il mese estratto conto e profili di rischio”.
Far valere le responsabilità di chi ha piazzato prodotti finanziati rischiosi a investitori che firmavano contratti bancari quasi al buio. Tutelare i risparmiatori e fornire una corretta informazione alle “vittime” del decreto legge 183 del 2015 adottato dal governo Renzi per strappare quattro banche dal fallimento, tra cui Banca Etruria, che nella Tuscia conta almeno due filiali.
Ieri Adusbef, (Associazione difesa consumatori e utenti bancari, finanziari ed assicurativi), ha incontrato alcuni degli obbligazionisti. Per metterli in guardia e affiancarli.
“Alla riunione – dice Carmelo Ratano, legale di Adusbef – c’erano una decina di persone, parte delle quali erano titolari di azioni e obbligazioni subordinate. Abbiamo costituito una task-force di consulenti per poter dare loro le indicazioni più opportune.
Si tratta di situazioni piuttosto omogenee e diffuse sulle modalità in cui le obbligazioni sono state scritte, nel senso che, quasi nessuno è stato pienamente informato. C’è anche chi le ha sottoscritte e, solo in seguito, ha ricevuto la comunicazione che erano subordinate. Insomma, il più delle volte non sono state date spiegazioni”.
Ieri dunque il primo incontro a cui ne seguirà un altro sabato 19 dicembre. “Per ora, abbiamo consigliato agli investitori di andare a chiedere alla Banca i documenti relativi alla propria situazione personale, estratti conto, lettere e profilo di rischio, e di farlo anche rapidamente visto che, dal 31 dicembre, l’accesso al sito sarà probabilmente oscurato, perché, a inizio anno, l’istituto di credito prenderà il nome di Nuova banca popolare dell’Etruria o Nuova Banca d’Etruria per cui ogni operazione risulterà più complicata. Ognuno deve attivarsi prima possibile.
Sconsiglio class-action, che non servono in questa materia, o altre forme di protesta che fanno solo clamore. L’importante è darsi da fare per ricostruire la propria storia”.
L’obiettivo degli incontri, come spiega Ratano, è quello di fare un’analisi dei titoli sottoscritti e dare un’informazione completa. “Quella che la banca non ha dato – continua il legale – perché i titoli di azioni subordinate, sono obbligazioni della banca stessa e si crea così un duplice conflitto di interessi: da un lato la banca che va a collocare titoli e obbligazioni subordinate ad alto rischio, e dall’altro, quello relativo alla questione del reddito legato alla produttività dei dipendenti che devono collocare titoli sul mercato.
Ciò ha fatto sì che gli sportelli bancari fornissero una comunicazione non completa e lo dimostra il fatto che la maggior parte dei casi che affrontiamo riguardano persone che a giugno hanno trovato le obbligazioni svalutate del 30%, senza che nessuno, però, gli avesse detto il motivo o spiegato il rischio nel tenerle”.
La Tuscia quindi non è rimasta fuori. “Nella provincia di Viterbo, sono almeno un centinaio gli investitori in obbligazioni subordinate”.
L’ipotesi cui il governo lavora in queste ore è quella di un fondo di solidarietà selettivo, aperto anche ai piccoli azionisti, oltre che agli obbligazionisti subordinati e cioè riservato ai risparmiatori più deboli, con debiti bassi. “Negli incontri in programma cercheremo di far capire in cosa consiste il fondo di 80 milioni e che, anche nel caso in cui venisse speso tutto, non andrebbe a coprire nemmeno il 30 per cento dell’intero ammontare delle obbligazioni subordinate di banca Etruria.
Sono, infine, contrario a manifestazioni di piazza e altro, perché se Banca Etruria si è comportata in questo modo, è pur vero che altri istituti bancari hanno agito in maniera diversa. Invito quindi a non generalizzare e ad avere fiducia nel sistema bancario, valutando ogni singolo caso. Molti ora vogliono scappare, perché sfiduciati – conclude Ratano -. Il problema però riguarda la vecchia banca e non la nuova che è sicuramente solida”.
