Viterbo – Gianfranco Fiorita è all’ospedale.
Processo in forse per il dentista ex latitante, accusato di un’appropriazione indebita da 600mila euro e più.
Da giorni, Fiorita è ricoverato per un collasso cardiocircolatorio. Oggi, l’ultima udienza del processo, alla quale non potrà partecipare. Proprio per questo la difesa sarebbe intenzionata a chiedere un rinvio al giudice Eugenio Turco. Ma non sarebbe un rinvio qualunque.
Dal 2016, il giudice Turco, che ha seguito il processo fin dalla prima ora, volerà a Belgrado per un importante incarico internazionale. Rinviare oggi significa far ricominciare da capo un intero processo durato anni e arrivato al rush finale. A meno che la difesa non acconsenta alla lettura degli atti da parte del nuovo giudice che, a quel punto, dovrebbe leggersi una a una le testimonianze ed entrare nel processo molto più che in medias res: all’ultimo e decisivo atto di una sentenza impugnabile, ma pur sempre una sentenza.
L’indagine era iniziata con la fuga del dentista da Viterbo il 14 ottobre del 2010. Di punto in bianco, senza avvisare e senza spiegarne il motivo, Fiorita non si fece più trovare. I soci dello studio, da poco in affari con lui, persero le quote versate per l’ingresso nella Dental Action, di cui Fiorita era titolare. I pazienti, invece, si ritrovarono con i lavori ai denti a metà e, la maggior parte, anche con le rate da pagare visto che il dentista aveva proposto loro di accendere prestiti con finanziarie.
L’arresto, in aeroporto a Fiumicino, dopo quattro anni e il sequestro del passaporto: nel settembre 2014, Fiorita è tornato a Viterbo. Destinazione: carcere per due mesi. Il pm Stefano D’Arma gli contesta un’appropriazione indebita da circa 660mila euro: la somma, appunto, delle quote versate dai soci e dei soldi incassati dalle società di finanziamento. Lui, invece, sostiene di esser stato costretto a scappare perché vittima di estorsione e che, in quei quasi quattro anni trascorsi principalmente in Paraguay, avrebbe vissuto arrangiandosi proprio perché senza soldi.
In aula, dal 2012 ad oggi, sono sfilate decine e decine di testimoni. Del resto 61 sono soltanto le parti civili nel processo, mentre il totale delle persone offese arriva a quota 79. Un processo monumentale.


