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In scena Pasoliniana 2015

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Laboratorio di teatro integrato IntegrAMente

Laboratorio di teatro integrato IntegrAMente

Viterbo – Oggi, sabato 12 dicembre, alle 21 al teatro San Leonardo (Viterbo) l’associazione culturale Astarte presenta al pubblico Pasoliniana 2015.

La prima viterbese dello spettacolo, per la regia di Chiara Gabriella Palumbo e Paolo Manganiello, chiude le attività annuali del laboratorio di teatro integrato IntegrAMente.

L’opera fa seguito a Edipo Re(ietto) del 2013, dalla tragedia di Sofocle, e a Romeo e Giulietta (tre) del 2014, da Shakespeare. Ricordiamo ai lettori che il teatro integrato si occupa principalmente di persone con difficoltà d’integrazione sociale e quindi del loro benessere.

I laboratori promossi da Astarte in collaborazione con numerose strutture specializzate del settore, pubbliche e private – dal Dipartimento di Salute Mentale della ASL di Viterbo all’associazione di volontariato Eta Beta – hanno visto coinvolti, fianco a fianco, sia numerosi utenti dei servizi (persone portatrici di handicap o con disagi psichici o con disturbi psichiatrici o con disturbi neurologici) che educatori e volontari.

In attesa della prima, presentiamo in esclusiva per i lettori di Tusciaweb una nota di Antonello Ricci che ha assistito alle prove dello spettacolo.


Che cosa sono le nuvole

– Quelle? Quelle sono nuvole – dice Totò a Ninetto. Dice Jago a Otello. Frate Ciccillo a frate Ninetto. Le nuvole: meravigliosa straziante bellezza del creato.

E lo stupore e l’innocenza di Pierpà In questo Pasoliniana 2015 ci sono tutti: c’è l’intensità lirica dei suoi versi, la ludicità delle sue prose corsare e luterane, la ricercata pittoricità delle inquadrature dei suoi film. A tratti, segnando l’irruzione in scena – senza più argini – della nuda inerme vita che si fa forma espressiva, lo spettacolo allude a un grado assoluto di verità e bellezza: tutto ci magnetizza, gioioso e sensuale, puro e impuro al tempo stesso, un tripudio alla luce del giorno, una via crucis fra le più oscure viscere, un contro-e-con ambiguo e fascinoso: con una forza testimoniale, questa dei corpi in scena (a teatro la parola stessa, non starò a ricordarlo, si fa verità corporale) che non esiterei a definire pasoliniana tout court.

Ci avrei scommesso a occhi chiusi, conoscendo da tempo – anche se potendolo seguire solo a distanza – il lavoro di teatro sociale che da anni Paolo e Chiara conducono sul terreno delle diversità mentali nel nostro territorio. Apprezzando il loro modo di costruire regia. La loro onestà e sensibilità nel portare in scena uomini e donne legati alla costellazione del disagio, utenti e operatori. Tutti insieme appassionatamente, senza paternalismi di sorta. Ma poterlo visitare in cantiere, ancora “rozzo”, con tutto il suo soverchio ancora indosso: è altra cosa.

Assistere in backstage alle prove di Pasoliniana 2015 è stato per me un vero dono: come entrare in una casa di vetro, ammirare il compiersi del miracolo artigianale, per tentativi e ripensamenti. L’armonia del cerchio iniziale, la fluidità delle relazioni reciproche che man mano arriva a strutturarsi in forma espressiva, la concentrazione di tutti, il sacrificio condiviso, la dedizione reciproca, la costruzione – davvero esemplare – di una pedagogia orizzontale di saperi e saper fare.

Tutto, in questo spettacolo, è fedele-intimo alla costellazione-Pasolini: dalla sobrietà delle scelte di regia (povertà francescana: mai banale) a quella – in qualche punto maliziosa e raffinata – di musiche canzoni coreografie; dai frammenti dialogati ai prelievi espliciti di citazioni dalle opere del friulano (ma anche con qualche libera variazione sul tema); dall’incombere della sua tragica morte alla compiuta perfezione, tutta popolare, di un calcio dato ad un pallone.

Un’immagine, su tutto il resto, seguita però a ronzarmi in testa, non vuol proprio saperne di lasciarmi in pace: la presenza magnetica di P., a un certo punto, al centro della scena, avvolto nel suo chiodo, il suo braccio levato in posa, come una statua antica, lo sguardo vitreo tragico implacabile che satura l’aria: P. il perfetto attore sociale, anche oggi concentratissimo, sebbene la febbre lo divori. P., un redivivo Stracci. Ne sono certo, sì: a Pasolini quest’omaggio per il 40° della sua morte, a chiusura di un 2015 colmo di cerimonie troppo spesso superlue, e perciò inutili, a Pierpà questo omaggio teatrale piacerebbe. Senza se e senza ma.

Antonello Ricci 


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