Viterbo – Le lacrime agli occhi e le parole dei colleghi per salutare il suo tribunale.
Maurizio Pacioni se ne va così. C’era tutto il palazzo di giustizia, ieri, a salutare il presidente del tribunale viterbese, agli sgoccioli della sua carriera (fotogallery – slide).
A Viterbo era arrivato nel 2009, dopo esperienze ad Alba, Napoli e Roma in Corte d’Assise, Corte d’appello e come gip/gup, il ruolo che ha preferito. Resterà fino al 22 dicembre, poi andrà in pensione. Ma “magistrati si resta fino alla morte”, diceva il primo presidente della Corte di Cassazione Silvio Tavolaro, citato da Pacioni davanti alla folla di avvocati, giudici e impiegati che, per lui, ha riempito l’aula della Corte d’Assise ieri pomeriggio.
Ricordi e commozione nel raccontare i suoi pezzi di vita da giudice.
“Non mi sono mai compiaciuto di me stesso. Chiedo scusa a una ragazza che esaminai da giovane fino a farla piangere: bisogna sempre avere rispetto di chi si ha davanti, anche se si avverte chiaramente che ci sta mentendo. Giudicare è un dovere anche straziante, non va percepito come un potere. Solo così ci si può guadagnare la stima dei colleghi e degli avvocati che ogni giorno lavorano con noi”.
L’emozione di quando, trentenne, ha pronunciato la prima sentenza in nome del popolo italiano è stata la stessa dell’ultimo dispositivo letto in aula, per poi togliere la toga con a fianco il collega Eugenio Turco, altro pilastro del tribunale, giudice a latere nei tre ultimi processi di Corte d’Assise con Pacioni. Le decisioni più difficili le hanno prese insieme, nel segreto della camera di consiglio. Insieme se ne andranno a fine anno. Pacioni in pensione. Turco a Belgrado per un importante incarico tra Anac e Unione europea.
E’ il primo che abbraccia quando si alza dal suo scranno, sotto la scritta in nero sui muri dell’aula che ricorda che “la legge è uguale per tutti”. Tanti applausi, tanti abbracci, tanti regali. Il presidente dell’Ordine degli avvocati di Viterbo Luigi Sini è il primo a consegnargli il suo pensiero a nome delle toghe viterbesi. In prima fila i colleghi magistrati e quasi tutta la procura. Manca chi, come Pacioni, se ne andrà presto, lasciando a corto di giudici tribunale e procura: il gip Salvatore Fanti, il procuratore capo Alberto Pazienti, il sostituto procuratore Renzo Petroselli. Magistrati di cui il tribunale di via Falcone e Borsellino sentirà la mancanza.
Alla fine, è una processione per salutare il presidente, che ringrazia e sorride. Le sue ultime parole sono per la moglie Gabriella: “Grazie per aver sopportato la mia dedizione completa a questo lavoro. Perdonami se a volte ho trascurato te e la nostra famiglia”.





