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“Norchia nel sito Unesco di Tarquinia e Cerveteri”

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Claudio Margottini

Claudio Margottini

Viterbo -Norchia, ottime notizie.

A metterle nero su bianco è il professor Claudio Margottini nella sua duplice veste di geologo Ispra (Dipartimento Servizio geologico d’Italia) ed esperto Unesco.

L’uomo che, solo per citare alcune esperienze, ha contribuito al salvataggio del sito Inca di Machu Picchu in Perù e al consolidamento della parete e delle nicchie dove erano conservati i Budda distrutti dai Talebani nella valle di Bamiyan in Afghanistan.

“Proporrò – ha detto Margottini – di allargare il sito Unesco di Tarquinia e Cerveteri a Norchia e alle altre emergenze archeologiche dell’alto lazio”. Non solo, ma la “Soprintendenza archeologica per l’Etruria Meridionale e l’Ispra hanno deciso di avviare uno studio sui meccanismi di deterioramento e degrado delle pareti della necropoli etrusca di Norchia”.

Pare che la Soprintendenza intenda coinvolgere il “Servizio geologico d’Italia” per il recupero del sito archeologico di Norchia. Conferma la notizia?
“Quanto detto è assolutamente corretto. La Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale e l’Ispra – Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia hanno deciso di avviare uno studio sui meccanismi di deterioramento e degrado delle pareti dove insistono le tombe dell’insediamento rupestre di Norchia. Tale iniziativa mi ha visto particolarmente favorevole in quanto, come esperto del Servizio Geologico d’Italia impegnato nella conservazione del patrimonio dell’umanità dell’Unesco, ma soprattutto come cittadino viterbese, mi sono sentito direttamente coinvolto in questa emergenza, che sta avvenendo a pochi chilometri dalla mia abitazione”.

Ciò significa che si sta avviando un percorso di recupero dell’intera area?
“L’area archeologica di Norchia rappresenta una delle maggiori eccellenze archeologiche e culturali che insistono nel territorio del Comune di Viterbo. Nel corso degli ultimi anni, dopo gli eccellenti studi condotti dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, non vi sono state indagini mirate e definire, in modo complessivo, le minacce che potrebbero condizionare la conservazione del sito. Tra questi ci sono sicuramente i crolli parietali, il degrado superficiale della roccia, le colonizzazione biologiche ed altro ancora. C’è quindi necessità di un piano integrato che affronti tutte queste criticità e pervenga ad un progetto di recupero e fruizione dell’area”.

Con quali obiettivi?
“Ritengo ci sia oggi, innanzi tutto, la esigenza di definire un quadro tecnico ed economico delle necessità indispensabili alla messa in sicurezza e conservazione preventiva del sito. Tale quadro della conoscenza, che possiamo definire come un master plan preliminare, dovrebbe scaturire dagli studi che verranno da noi condotti nell’area di Norchia, in collaborazione con i tecnici della Soprintendenza, anche recuperando la grande quantità di informazioni e dati già disponibili sul sito. Ovviamente ci sarà poi necessità di integrare tali competenze in un gruppo di lavoro più ampio e multidisciplinare in quanto sono molte e diversificate le criticità che minacciano la conservazione del sito”.

Che cosa occorre fare, secondo lei, per salvare Norchia?
“Ci sono sicuramente molti studi ed indagini da compiere. Tra i vari aspetti dobbiamo meglio comprendere i meccanismi di degrado della roccia, l’evoluzione dei versanti, il rapporto con la vegetazione, il sistema di regimazione delle acque piovane e poi tutti gli aspetti archeologici di competenza della Soprintendenza e molto altro ancora. In altre parole si tratta veramente di uno sforzo collettivo dove auspico che molte competenze possano essere favorevolmente identificate attraverso una collaborazione non onerosa tra enti pubblici di ricerca dello Stato Italiano ed Università”. In particolare, nei prossimi giorni effettueremo i primi sopralluoghi e poi inizieremo a definire le necessità urgenti e gli studi ed indagini da sviluppare. Contemporaneamente cercheremo di avviare sinergie e collaborazioni tra tutti gli esperti che hanno già conoscenze sul sito altresì che potrebbero contribuire per competenza specifica e per tipologia di indagine richiesta”.

Nel territorio della Tuscia c’è già un sito Unesco che comprende le tombe etrusche di Tarquinia e Cerveteri. Perché, a partire da Norchia, non pensare ad un allargamento di tale sito anche ad altre emergenze del territorio dell’alto Lazio?
“Questa è una delle mie proposte. Infatti, lavorando quasi esclusivamente in supporto all’UNESCO, ho visto, in altri siti del Patrimonio mondiale, allargare i limiti inizialmente proposti verso altre importanti emergenze storico-archeologiche che, nella primissima fase, non erano stati inseriti nella proprietà inscritta nella lista del Patrimonio. Credo che questa opportunità debba essere opportunamente esplorata in quanto l’allargamento del sito UNESCO che comprende Tarquinia e Cerveteri potrebbe favorevolmente includere altre eccellenze dell’architettura funeraria etrusca di questo territorio, quale appunto il sito Norchia. In questo modo si potrebbe migliorare quella valorizzazione turistica oggi quasi del tutto assente e creare un Parco Archeologico di grande fascino e bellezza nell’area di Norchia”.

Daniele Camilli 


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