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Omicidio del Riello, chiesto un mese per l’autopsia

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Sabato Louis Francesco Battaglia

Sabato Louis Francesco Battaglia 

Federico Venzi

Federico Venzi 

Viterbo - Omicidio del Riello - Il luogo dell'aggressione

Viterbo – Omicidio del Riello – Il luogo dell’aggressione 

Viterbo Omicidio del Riello - Il luogo dell'aggressione

Viterbo – Omicidio del Riello – Il luogo dell’aggressione 

Viterbo – Un mese al massimo per consegnare i risultati dell’autopsia.

La verità sulla morte di Federico Venzi è vicina. Il medico legale Maria Rosaria Aromatario ha chiesto una proroga nei giorni scorsi per concludere gli accertamenti sulla salma del 43enne romano residente a Caprarola, ucciso la notte del 27 settembre al quartiere Riello (Viterbo).

La dottoressa Aromatario, dell’istituto di medicina legale della Sapienza di Roma, aveva preso due mesi di tempo per far avere la sua relazione al pm Massimiliano Siddi. Termine scaduto. E ora il consulente chiede un altro mese. 

Per l’omicidio del Riello è finito in carcere Sabato Battaglia, 22 anni. La sua strada incontra quella di Venzi verso le 4 del 27 settembre, nei pressi della rotatoria di via Aldo Moro.

Battaglia è con la fidanzata Lorella Colman, studentessa universitaria 22enne di Vetralla, a tutt’oggi indagata per favoreggiamento insieme a un paio di amici del giovane. Venzi viene da un locale nelle vicinanze, dove ha passato la serata con un conoscente di nazionalità marocchina: sono entrambi ubriachi quando si incamminano a piedi verso la rotatoria del Riello.

All’uscita di via della Palazzina, lato Ipercoop, incontrano Battaglia e la fidanzata che parlano. Non si conoscono.

Venzi vede la ragazza semi sdraiata a terra. Forse pensa a un’aggressione. Offre il suo aiuto. Chiede se c’è bisogno di chiamare i carabinieri. Da Battaglia ottiene una risposta tipo: “Se non te ne vai li chiamo io”.

Sembra finire tutto lì. Con i due ragazzi che si allontanano a piedi. Ma Venzi e l’amico li seguono e Battaglia non gradisce. Cinquanta metri al massimo, tempo di raggiungere a piedi l’uscita vicina della rotatoria che imbocca su via Aldo Moro: qui, i pugni che atterrano Venzi e i fidanzati che scappano via. Il 43enne muore dopo circa tre ore all’ospedale Belcolle.

L’amico marocchino non sarà in grado neppure di chiamare il 118: saranno dei passanti a soccorrere Venzi, mentre i carabinieri del nucleo investigativo di Giovanni Martufi, seguendo le tracce di sangue sull’asfalto, arriveranno all’omicida in poche ore. Interrogato dal pm Siddi, Battaglia dirà di essersi sentito vittima di un’aggressione. Ma a sconfessarlo è proprio la fidanzata che, ascoltata più volte, non conferma in nessun interrogatorio che Venzi avesse intenzioni minacciose.

La difesa può ancora sperare in un alleggerimento dell’accusa da omicidio volontario a preterintenzionale. Tutto dipenderà dall’esito dell’autopsia, decisiva per capire se a uccidere Venzi sono stati i colpi al viso e alla trachea sferrati da Battaglia o il trauma alla testa dopo la caduta.


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