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Operaio cade da sei metri d’altezza, indagine archiviata

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Grotte di Castro

Grotte di Castro

Grotte di Castro – Nessuna violazione, nessuna responsabilità.

Finisce in archivio l’indagine sulla morte di Marcello Baglioni, operaio 46enne di Onano, folgorato e precipitato da sei metri d’altezza il 30 luglio 2010.

Stava sistemando un palo della corrente a Grotte di Castro, in località Monte pino. Per quel terribile incidente sul lavoro finirono in quattro nel registro degli indagati: il titolare della ditta di Montefiascone appaltatrice dell’Enel, per cui Baglioni lavorava, un collega, un responsabile e un caposquadra Enel. Omicidio colposo l’ipotesi di reato.

Il pm Stefano D’Arma aveva chiesto l’archiviazione, così come i difensori dei quattro indagati. Ma i familiari di Baglioni si erano opposti, chiedendo ulteriori indagini al gip Francesco Rigato. 

Secondo i legali, infatti, era stato l’operaio a trascurare per primo le norme di sicurezza. “Baglioni non aveva agganciato la cintura di sicurezza alla scala”, sostennero le difese in una delle ultime udienze. Non solo: stando sempre alla ricostruzione dei difensori, l’operaio non avrebbe aspettato di ottenere il certificato di messa a terra dell’impianto. Un documento che, in pratica, serviva ad accertare che era stata staccata la corrente e il palo era isolato. Ma nessuno – neppure Baglioni – avrebbe firmato quel foglio.

Il dipendente della ditta, quindi, sarebbe salito più di una volta sul palo senza aspettare che l’Enel procedesse alla messa a terra. Da qui, la forte scossa alla mano che lo ha fatto cadere dalla scala e il gravissimo trauma toracico che lo ha ucciso.

Per il gip, nessun approfondimento delle indagini è necessario. E, soprattutto, nessuna responsabilità può essere addebitata agli indagati, che hanno visto archiviata la loro posizione.


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