Viterbo – La Provincia sta ripulendo e sistemando la necropoli etrusca di Poggio Giudio a Viterbo. Quella fuori Porta Faul, a un centinaio di metri dalla rotatoria direzione svincolo per la Trasversale.
Qualche tempo fa TusciaWeb ne denunciò lo stato di incuria. Tombe monumentali di straordinario valore riassorbite dalla vegetazione e in completo stato di abbandono. Nessuna manutenzione, nessun tipo di fruizione e assenza di accessibilità. “No future for you”, direbbero i Sex Pistols.
Alla fine ha prevalso invece la buona amministrazione, e perché no, il buon senso. “Abbiamo deciso di ripulire e sistemare Poggio Giudio – ha dichiarato Mauro Mazzola, da qualche mese alla guida della Provincia di Viterbo, proprietaria del terreno su cui ricade la necropoli – E’ stata per noi una priorità. Si tratta di un luogo importante per il territorio ed è anche giusto in futuro riaprirlo al pubblico e valorizzarlo come merita”. L’amministrazione che a domanda risponde, e a denuncia cerca quanto meno di metterci una pezza. Tanto per gradire e spingerci persino a pensare che ogni tanto si possa scegliere di fare qualcosa anche per quelle cose – come tombe etrusche, siti archeologici e la nostra storia in generale – che ormai quasi tutti considerano inutili perché non funzionali al concetto di produttività che ha trasformato la società in una sola grande e unica unità di produzione come nessuno mai ne aveva vista una prima.
Tombe e siti sono invece la nostra memoria. Memoria che interroga aprendoci al passato con la voce provocatrice del reale presente, sollecitandoci poi alla ricerca. Tutelare e difendere un bene storico, non è infine solo un atto a difesa della memoria ma anche – e forse soprattutto – un atto di responsabilità, una scelta di libertà. La risposta alla domanda: “Io, chi sono?”.
Ma forse il punto è proprio questo. L’incapacità di farci questa domanda. Oppure il timore di scoprire ciò che siamo diventati.
Un piccolo racconto per concludere. Così, tanto per festeggiare i lavori di pulizia che rimetteranno in sesto Poggio Giudio a Viterbo. Eccolo.
Un ragazzo e una ragazza ritornano in macchina dai Cimini. Lui si chiama Matteo, lei Fabiana. È sera e fa buio. Le curve non aiutano di certo il discorso che tuttavia cade sui siti archeologici fatti saltare in aria dall’Isis in medio oriente. Fabiana chiede a Matteo: “Sai qual è la differenza tra i militanti del Daesh che distruggono i monumenti e noi che invece li mandiamo in rovina?”. “No”, risponde Matteo preso alla sprovvista. “Te lo dico io. E la risposta è semplice: loro – Fabiana, con tono deciso – gli danno un valore!”. Datele torto!
Daniele Camilli





