Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo un ricordo dell’artista viterbese Carlo Porciani, uno degli illustratori più importanti del Novecento italiano – Si è spento un mese fa, il 4 novembre, Carlo Porciani, dopo una lunga e taciuta malattia.
Grande promotore e innovatore dell’illustrazione italiana è ormai dai più ingiustamente dimenticato.
Dopo aver lavorato al personaggio Davy Crockett nel 1956, nell’industriosa Milano del 1958, assieme ai fratelli Rinaldo e Pietro Dami, collaborò alla fondazione delle rivoluzionarie Produzioni Editoriali Dami, che esportando in Europa i migliori autori del fumetto italiano, fecero di lui uno stimato editore (oltre che fumettista), uno dei più importanti promotori dell’illustrazione moderna.
Negli anni in cui la televisione mostrava i suoi programmi in bianco e nero, questa grande-piccola officina, che i più chiamavano semplicemente “Studio Dami”, spandeva nelle librerie i più raffinati e innovativi libri illustrati (dinosauri, enciclopedie, fumetti…) che per la prima volta guardavano con vorace curiosità al panorama americano e londinese (western, fumetti di guerra, collaborazioni con la Fleetway Publications…).
Attorno a questo nuovo focolare artistico che Giorgio Trevisan ricorda come “un posto un po’ dimesso, ma che a me sembrava il Paradiso“, si riunirono grandi come Giorgio De Gaspari, Hugo Pratt, Mario Uggeri, Dino Battaglia, si formarono maestri come Aldo Di Gennaro.
Nelle stanze in Corso Italia, a metà tra un grande studio collettivo (i tavoli di lavoro stavano uno accanto all’altro in una grande stanza comune) e una biblioteca (molti illustratori si recavano nello “Studio” alla ricerca di informazioni utili per disegnare indiani, aeroplani d’epoca…), se ne videro davvero di tutti i colori.
Tra scherzi e lavoro, qualcuno dava da mangiare al Cacatua bianco che svolazzava tra i tavoli, qualcun altro cercava di badare alla scimmietta, vera, che il De Gaspari aveva regalato ad uno dei soci.
Molte ancora le storie che qualcuno si prenderà la briga di raccogliere dalla viva voce di Di Gennaro, Festino, Orlandi; storie ancora nascoste nelle nebbie del ricordo, ma che, con una piccola spolverata, sapranno mostrare il loro splendore, il loro brio artistico.
Un primo contributo è certo il prezioso articolo del Frisenda.
Carlo, giovane barbuto e intraprendente, minuto ma prestante, finì per posare per il pittore Cracupino che doveva illustrare nella rivista “Epoca” alcune scene storiche.
Posò come nobile egiziano e da allora, per tutti gli anni ’60 e ’70, i diversi illustratori non poterono far altro che disegnare egiziani dal profilo alla Porciani.
Nel ’64, assieme a Mario Faustinelli e altri grandi fumettisti, diede vita all’inarrestabile Kolosso, “nipote di ercole, più forte di Maciste”, personaggio che guardava certo con lungimiranza alla wellness contemporanea e anticipavapersonaggi a lui più vicini come il bonario e brutale Bud Spencer, ilpalestratissimo Arnold Schwarzenegger.
Il gruppo di creatori si divertiva a inserire in ogni avventura, un personaggio che riprendesse le fattezze e i pregi di uno di loro, così anche Porciani finì per interpretare il muscoloso avversario di Kolosso, Porcianosky!
La storia di Carlo si perde poi tra collaborazioni editoriali, piccole produzioni e una grande passione per il collezionismo. Fu fervente eimportante estimatore delle opere del De Gaspari nonché uno dei suoi più cari amici.
Finì per condurre una vita solitaria, immerso nello studio, felicemente sommerso dai libri nella sua casa in Toscana. In attesa di altre più copiose e meritate rimembranze, auguriamo a Carlo un buon felice ritrovo con gli altri grandi “gentiluomini di fortuna”.
Giovanni Scarpa
Carlo Porcia un viterbese illustre
Carlo Porciani nato a Viterbo il 11/03/38 a Viterbo, via Cavour dove i genitori avevano un negozio di alimentari che hanno tenuto fino agli anni ’60. Ha frequentato i primi anni di liceo classico e a 16 anni ha abbandonato la scuola in seguito ad un’incomprensione con una professoressa e si è recato a Milano contro il volere dei genitori presso lo studio Rinaldo Dami in Corso Italia.
Dopo i primi anni in cui ha lavorato come fumettista per il Corriere dei piccoli, Davy Crockett, Kolosso è diventato socio dello studio Dami ed è stato editore e pittore per diverse collane di libri, la più famosa: Guarda e scopri gli animali. Ha lavorato per trent’anni a Milano dove ha abitato in corso Sempione con la famiglia, la moglie, anche lei pittrice, Maria Fausta Vaglieri e i figli Leone e Caterina.
Da diversi anni si era ritirato nella casa di campagna a Monte San Savino, Arezzo dove viveva in piena libertà e anticonformismo come ha fatto per tutta la vita. Non ha detto niente della sua malattia da cui era afflitto da cinque anni fino alla fine. E’ morto all’ospedale di Foiano della Chiana dopo un’agonia di due mesi il 4 novembre 2015, San Carlo.



