Civita Castellana – (s.m.) – Entrarono correndo e gridando frasi incomprensibili nella sala Pablo Neruda, dov’era in corso un incontro elettorale con Sandro Ruotolo.
Di quell’incursione, tre anni fa, a Civita Castellana, rispondono otto militanti di CasaPound, rintracciati e denunciati dalla Digos. Stamattina, l’inizio del processo con l’accusa di turbativa di riunione elettorale. Reato che il decreto del presidente della Repubblica 361 del 1957 punisce con la reclusione da uno a tre anni e multa da 600mila a 3 milioni di vecchie lire.
Ruotolo, giornalista e volto noto della televisione italiana, all’epoca era candidato governatore regionale per Rivoluzione civile di Antonio Ingroia.
Il gesto fu subito rivendicato da CasaPound con un comunicato. I militanti parlarono di “goliardica contestazione all’antidemocratico Ruotolo”, reo di essersi rifiutato di stringere la mano al candidato CasaPound Simone Di Stefano al Tgr Lazio, spiegando di essere orgogliosamente antifascista. Ruotolo rispediva le accuse al mittente, parlando di “attacco pesante alla democrazia”.
Gli attivisti di estrema destra srotolarono uno striscione nella sala con scritto: “Ruotolo maleducato”. Secondo il giornalista volarono sedie e fu acceso un fumogeno. Circostanza poi smentita da CasaPound.
L’avvocato Domenico Gorziglia ha avanzato una richiesta di proscioglimento, perché il fatto non è previsto dalla legge come reato: l’articolo contestato agli otto imputati riguarda l’elezione della Camera dei deputati e non le elezioni regionali.
Se il giudice Silvia Mattei accoglierà la richiesta, il processo si chiuderà prima di cominciare. La decisione a marzo.



