Viterbo – (g.f.) – Basterà la riunione romana a far rientrare la crisi in comune?
Martedì prossimo a Roma il Pd regionale con Melilli, quello nazionale con Guerini e i viterbesi Lisetta Ciambella, Andrea Egidi, Francesco Serra e Stefano Calcagnini s’incontrano per dipanare una matassa piuttosto intricata.
I sette consiglieri Democratici che fanno riferimento a Serra non sembrano intenzionati a tornare sui propri passi.
Ma se Guerini dovesse sentenziare: questa crisi non s’ha da fare, ordinando ai sette di rientrare nei ranghi, cosa succederebbe? Quanti risponderebbero sissignore?
Tra Serra, Mongiardo, Troili, Volpi, Frittelli, Quintarelli e Cappetti, chi direbbe eventualmente sì? In minoranza sono in tredici ad avere già sottoscritto la mozione di sfiducia poi bocciata. Mancano quattro consiglieri per arrivare a 17, numero necessario per la sfiducia o per dimettersi in massa e chiudere la partita.
Quattro non è un numero impossibile da raggiungere. Sempre ipotizzando che da Roma arrivi un ordine di scuderia e che l’incontro non si riveli un flop. La partita resta complicata.
Quando un vaso si è rotto i cocci è difficile rimetterli insieme. A meno che Michelini non abbia un collante miracoloso.
Un passaggio importante sarà lunedì, vigilia della trasferta a Roma, quando il Pd riunisce la direzione provinciale.
Qualche indicazione in più potrebbe arrivare.
Poi c’è il 2 febbraio.
Data ultima e quindi probabile, entro cui convocare il consiglio comunale, come chiesto dall’opposizione. Potrebbe andare deserto.
Oppure i sette del Pd potrebbero presentarsi e sfiduciare Michelini. Il sindaco lo va chiedendo da settimane. Chissà che alla fine non lo accontentino.
