Viterbo – Dimissioni di massa o accordo raggiunto per rinviare la crisi a dopo il 24 febbraio.
I giorni della crisi di Palazzo dei Priori si rincorrono e ancora non c’è una soluzione chiara. Potrebbe essere questione di giorni. O forse ci vorrà di più per capire il futuro della città.
Il sindaco Michelini, spronato dai vertici romani, ha preso contatti coi consiglieri che gli hanno voltato le spalle. Venerdì sera ha parlato con Mario Quintarelli e Francesco Serra. Un incontro che sarebbe stato cordiale, ma a conclusione del quale le posizioni non sarebbero cambiate. Coi dissidenti fermi sulla richiesta di dimissioni del sindaco.
Martedì c’è il consiglio comunale. Pare che loro, i sette, non ci saranno. Circola pure l’ipotesi delle “dimissioni di massa” per chiudere definitivamente questa esperienza amministrativa.
Per far crollare l’amministrazione Michelini servono le dimissioni della metà più uno dei membri del consiglio che è composto da 32 elementi. In pratica basterebbe 17 dimissionari. Quindi, se alle 11 dimissioni della minoranza, si aggiunsessero quelle dei due dei consiglieri del gruppo Gal e le sette dei dissidenti, si arriverebbe a 20. Praticamente una débâcle. Le dimissioni dovrebbero essere presentate contestualmente e in quel caso si andrebbe subito a casa.
Mercoledì intanto il vice segretario del Pd, Lorenzo Guerini, ha convocato tutti i rappresentanti del territorio in parlamento e consiglio regionale. Sono stati invitati, all’incontro che si terrà al Nazzareno a Roma, i parlamentari Sposetti, Fioroni, Mazzoli e Terrosi e i consiglieri regionali Panunzi e Valentini. Quest’ultimo, però, non potrà partecipare, essendo impegnato all’università statale di Mosca, dove insegna.
Per molti quella di mercoledì sarà una riunione “di facciata”.
C’è chi dice infatti che i “capi romani” del partito abbiano già trovato un accordo per far sì che si prolunghi la crisi fino a dopo il 24 febbraio. Un termine oltre il quale non sarebbe possibile andare al voto, tra qualche mese, in contemporanea con Roma. Ma arriverebbe un commissario a traghettare l’amministrazione fino al 2017, prima data utile per le elezioni.
Un’ipotesi praticabile non senza riposizionamenti all’interno del partito, con Lisetta Ciambella, fedelissima di Fioroni, in lizza per un posto da deputata con altri esponenti del Pd.
Non resterebbe fuori Beppe Fioroni dato come possibile candidato alle Europee, sempre che Renzi non lo rottami definitivamente. C’è poi chi lo vuole addirittura candidato alla carica di sindaco di Viterbo.
Come dire che tutto è possibile, ma che la situazione certamente non appare seria.


