Viterbo – (g.f.) – Eppur si muove.
Dopo quaranta giorni di crisi passati a girare a vuoto, qualcosa dalle parti di palazzo dei Priori si muove.
Il sindaco Leonardo Michelini pare che stia prendendo contatti con i suoi consiglieri, in particolare i sette che gli hanno voltato le spalle.
Dopo che i vertici romani Pd hanno fatto notare l’inerzia del primo cittadino, Michelini ha fatto passare qualche altro giorno, poi nelle ultime ore sembra che abbia deciso di contattare quel che resta della sua maggioranza.
Ieri sera Michelini si è visto con il capogruppo Pd Francesco Serra e il consigliere Mario Quintarelli. Prove tecniche di disgelo. Il primo cittadino si è visto con i due a San Martino al Cimino. Poi Serra ha parlato con gli altri sei per metterli al corrente dell’incontro.
Per il sindaco è stata una mossa quasi obbligata.
Aiuti da Roma al momento non se ne vedono. Dovevano passare due giorni, ne passeranno almeno sette prima che al Nazareno s’incontrino Fioroni, Sposetti e Panunzi con il vice di Renzi Guerini.
In mezzo, martedì c’è consiglio comunale e lunedì la seconda commissione. Qualcosa il primo cittadino la deve fare.
Anche perché ieri sera c’è stato un incontro al Pd con Ugo Sposetti, Alessandro Mazzoli, Andrea Egidi ed Enrico Panunzi e alcuni dei sette consiglieri dissidenti. Secretato.
In primo piano, pare, il punto di un partito fuori dal Pd, Moderati e riformisti, sponsorizzato da Fioroni. Su questo saranno chiesti chiarimenti a Roma.
Mentre sul fronte Michelini, il sindacao incontrando i sette Democratici a lui avversi, il primo cittadino farà qualche concessione, ricorderà come è sua intenzione rinunciare alla presidenza di Moderati e riformisti, movimento che ha spaccato la maggioranza.
Forse farà un passo indietro sulla nomina di Maurizio Tofani in giunta, pure questa motivo di contrasto.
Prometterà di farsi garante della coalizione, quindi impegni programmatici di fine mandato e festa fatta. Tutti felici e contenti, uniti e compatti.
Difficile che si arrivi a promesse di grandi stravolgimenti in giunta. Men che meno l’azzeramento e improbabile pure che Michelini decida di cambiare il suo vice, Lisetta Ciambella. Come magari una parte del Pd vorrebbe. Ci sono sette consiglieri da convincere. Impresa non semplice.
