Viterbo – Guerra dei led, da Viterbo a Torino. Ma nel capoluogo piemontese nelle zone più caratteristiche del centro storico l’illuminazione non si tocca.
Le luci con il nuovo sistema a basso impatto energetico ed ecologico hanno fatto discutere a Viterbo. Raggiungendo il culmine con i lampioni ottocenteschi di piazza della Rocca deturpati.
L’illuminazione pubblica 2.0, soprattutto nel quartiere san Pellegrino, ha suscitato una vera e propria rivolta popolar-poliitca per l’eccessiva freddezza. Rivolta poi finita, come spesso accade, nel dimenticatoio.
Nonostante promesse d’interventi e verifiche.
Il cambio lampade in questi giorni interessa anche Torino e La Stampa dà conto delle polemiche scatenate attorno all’intensità delle nuove luci, molto simili a quelle della Tuscia.
Troppo fredde, seppure economiche ed ecologiche.
“C’è chi accusa il comune – scrive il quotidiano torinese – d’avere sostituito le antiche lampade con algide luci da sala operatoria. Altri che certi fari hanno tolto la poesia a interi angoli della città.
I viali impallidiscono, le facciate sono abbacinanti, quando piove i corsi diventano specchi stranianti”.
Il nuovo fa risparmiare ed è verde, ma non piace.
E chissà se pure nel capoluogo piemontese abbiano qualche bella lampada d’inizio secolo scorso, come quelle a piazza della Rocca, da deturpare con il nuovo sistema?
O forse Torino non ha amministratori così “illuminati”, come a Viterbo…
Non a caso la Stampa spiega che “in molte parti del centro storico le luci moderne non arriveranno mai, e resisteranno gli antichi lampioni”.
E dire che Torino non è esattamente una città medievale.
Una domanda sorge spontanea. Possibile che a Viterbo ci sia sempre qualche scienziato che capisce di più degli amministratori di tutta Italia?

