Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Quello che hanno scritto i Giudici della Cassazione nel processo agli altri imputati, e cioè che ‘la presenza non può essere ritenuta elemento dimostrativo di colpevolezza’, è stato ritenuto valido per loro ma non altrettanto valido per me”.
A dichiararlo è Rudy Guede, intervistato dalla giornalista Franca Leosini nel corso della puntata di “Storie maledette” che andrà in onda su Rai 3 in prima serata giovedì prossimo.
Rudy Guede, detenuto presso la casa circondariale Mammagialla di Viterbo, è stato condannato a 16 anni in concorso per l’omicidio di Meredith Kercher, la giovane londinese uccisa a Perugia il primo novembre 2007.
“Ciò che è veramente strano – prosegue Guede – è che i Giudici hanno sempre escluso che possa essere stato io ad impugnare il coltello che ha ucciso Meredith.
Inoltre, hanno sempre escluso che possa essere stato io a inscenare la simulazione del furto. E’ inoltre assurdo che mi sia stata attribuita la violenza sessuale quando nessun perito interpellato, durante tutte le fasi del processo, e sottolineo nessuno, abbia concluso la perizia sul corpo oppure sulle fotografie della ragazza sostenendo la tesi della violenza!
Eppure – sottolinea Guede – si legge negli atti processuali che Meredith ha opposto una strenua resistenza e ha riportato lesioni e abrasioni anche sul viso. Ad esempio, si è cercato di chi sono le impronte sul viso di Meredith?”.
Guede, durante la trasmissione della Leosini, ha affrontato anche alcuni atteggiamenti e illazioni sulla sua persona. “Non capisco ad esempio in base a quali argomentazioni si sia potuto sostenere anche che io sia stato un ladro esperto e abile nell’introdurmi negli appartamenti altrui.
Io – dice Guede – non sono mai entrato in casa di nessuno! Non troverete infatti un solo caso in cui io sia entrato in un appartamento per rubare”.
Io mi sento italiano e amo l’Italia – conclude poi Rudy Guede – nonostante la Giustizia di questo Paese non mi abbia creduto. Una volta uscito dal carcere vorrei rimanere in Italia, perché ci sono tante persone che mi hanno voluto e mi vogliono davvero bene!”.
Centro per gli studi criminologici di Viterbo
