Viterbo – (s.m.) – Un errore medico o l’elettrobisturi che non ha funzionato.
E’ tutto qui il perché del calvario di Savio Speranza, 81enne di Soriano nel Cimino, finito in coma dopo un intervento alla colecisti. Classico caso dell’operazione di routine che si trasforma in un incubo: il paziente esce più morto che vivo dalla sala operatoria, nel luglio 2012. Resta per tre mesi ricoverato in rianimazione: il corpo, un tappeto di piaghe da decubito, e la vitalità di un tempo, nonostante l’età, totalmente sparita.
Ora è sulla sedia a rotelle: ha difficoltà a parlare e a camminare. Indagato per lesioni colpose gravissime, il chirurgo dell’ospedale Belcolle che l’ha operato, M.P., difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati. L’accusa è di aver perforato l’intestino all’anziano, mandandolo prima in setticemia e poi in coma.
Ieri, il perito del tribunale, Mauro Bacci, medico legale dell’Università di Perugia, ha illustrato in aula i risultati della sua relazione, per risalire alle cause: il medico ha parlato di un inconveniente tecnico, dovuto a un malfunzionamento dell’elettrobisturi, o di una negligenza durante l’intervento. Intervento che, peraltro, era stato consigliato all’anziano per precauzione ma non era assolutamente necessario nell’immediato.
Parallelamente, l’avvocato dei familiari, Angelo Di Silvio, ha intentato una causa civile alla Asl: chiede 800mila euro di risarcimento danni, per aver complicato un intervento così semplice da dover avere un esito positivo scontato. E invece il signor Speranza è entrato in ospedale con le sue gambe ed è uscito tre mesi dopo su una sedia a rotelle. Ed è un miracolo che sia ancora vivo.
Atti al pm Paola Conti per decidere se portare avanti la posizione del medico.
