Viterbo – (g,f.) – L’assessore Alvaro Ricci lasciato solo dal suo partito, se la prende con Francesco Serra. Il capogruppo replica e conferma che l’esperienza Michelini è al capolinea. Almeno per lui.
Alessandro Mazzoli attacca Michelini e definisce scellerata la scelta di Moderati e riformisti. Luisa Ciambella difende l’operazione e accusa: se cade l’amministrazione comunale è solo per personalismi.
Enrico Panunzi contro un Pd diviso in due.
Alla direzione provinciale di ieri sera, clima da resa dei conti. Dalla crisi in comune al voto in primavera, è stato scontro a muso duro nei diversi interventi.
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Alvaro Ricci abbandonato a se stesso. L’assessore ai Lavori pubblici al microfono ricorda il progetto in corso per la nuova ztl: “Un lavoro per il quale sono stato oggetto di violenze verbali e quasi fisiche. Il gruppo Pd dove era? Serra dov’era? Non ho sentito una parola.
Ho subito attacchi pessimi da consiglieri Pd. Sono rimasto al mio posto”.
Di fronte alla platea democratica alla sala riunioni in provincia, rivendica i risultati ottenuti. Nuovi progetti e quelli della precedente amministrazione portati a termine.
“All’inaugurazione delle iniziative Plus – ricorda Ricci – non c’era un consigliere Pd. Solo Troili in lontananza. Eppure abbiamo inaugurato dodici milioni in opere pubbliche”.
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“In comune indietro non si torna”. E’ netto il capogruppo Pd Francesco Serra sulla crisi a palazzo dei Priori. “La possibilità di tornare indietro la vedo molto complicata – osserva Serra – sopratutto per me. E’ necessaria un minimo di coerenza”.
Replica ad Alvaro Ricci d’averlo sostenuto, ma sul fronte comune l’analisi è impietosa. Zero risultati ottenuti.
“Dalla chiusura del centro storico, in due anni e mezzo non è stata ampliata di un metro. Non si sa più nulla nemmeno dell’ufficio speciale per il centro. Abbiamo però lavorato su via Annio, cambiando direzioni a più riprese.
A via Cavour, che avevamo chiuso, è bastata un’assemblea pubblica per riaprirla subito. In due anni e mezzo abbiamo portato a termine solo i lavori iniziati da Marini”. Pure sul resto del programma, il bilancio del capogruppo è desolante.
“Nulla di quanto c’eravamo ripromessi sulle società partecipate è stato fatto. Sulle frazioni finora non c’è un centesimo. Termalismo nulla, rifiuti idem. L’obiettivo era il 65 per cento di differenziata.
Nessun punto è stato portato a compimento, è un fallimento, mio per primo”.
Poi rinfaccia al sindaco d’avere preso decisioni senza mai informarlo. Come quando ha tolto la delega all’assessore Vannini. Poi il problema Moderati e riformisti.
Ricorda lo sgambetto sull’incompatibilità, che gli è arrivato a giugno 2013. “Il sindaco Michelini e l’assessora Ciambella si sono presentati con una lettera arrivata in comune in cui si faceva presente una mia incompatibilità e quindi avrei dovuto scegliere se continuare a lavorare o rimanere in consiglio comunale. Tempo quindici giorni per scegliere”.
Finito in una bolla di sapone.
Poi la maggioranza a palazzo dei Priori evaporata. “Il centrosinistra ha eletto venti consiglieri al primo turno, fra Pd, Sel e Oltre le mura. Tre se ne sono andati, sette Pd sono molto critici.
Michelini ha dimezzato la sua maggioranza, ma a fronte di questo il sindaco non pensa che ci sia un problema. Aspetta che la segreteria nazionale o regionale venga a risolvere i suoi problemi. Poi Sel, una forza della maggioranza è stata fatta scomparire. L’assessora si è dimessa e Moricoli adesso è capogruppo di Moderati e riformisti”. Uno sfacelo.
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Il silenzio di Michelini. Assurdo lo definisce così Alessandro Mazzoli, deputato Pd. Nel suo intervento non risparmia critiche al sindaco per la gestione della crisi: “Quando si amministra occorre tenere insieme tutte le forze. Non puoi pensare che se parli con i capi hai risolto. Anche perché, chi sono i capi?
Il silenzio del sindaco nella vicenda crisi è assurdo. Incredibile. Dovrebbe trovare risposte, offrire una soluzione. Invece ha scelto il silenzio”.
Quindi Moderati e riformisti, scelta scellerata. “Si sta lavorando per lo smantellamento del Pd. Un movimento civico che si fa organizzare dalla politica e ne diventa un braccio armato, non si è mai visto. E’ una scelta scellerata. Chi vuole combattere il Pd lo faccia a viso scoperto, secondo le regole. Non costruisca altri percorsi”.
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“Se il comune cade è a causa di personalismi”. La vede così l’assessora Lisetta Ciambella. Il suo intervento è scomodo. La platea non le è particolarmente favorevole. Ma lei difende l’operato del comune e il progetto Moderati e riformisti.
“Non cadremo eventualmente per mancanza d’idee – sostiene Ciambella-. In due anni e mezzo abbiamo lavorato, anche in mezzo alle intemperie. Magari mentre altri non partecipavano.
Io, più di stare tutto il giorno al mio posto non posso fare. Sono anche stata accusata di presenzialismo”.
Su Moderati e riformisti: “Non è per demolire, semmai per rafforzare. Il Pd da solo non ce la fa. Alziamo la testa, guardiamo alle alleanze messe in piedi a Torino, Milano o Roma. Sfido chiunque, a trovare un Pd iscritto a Moderati e riformisti”. Poi un riferimento a uno dei “big” della politica locale, Ugo Sposetti e la sua assenza dal dibattito, tranne una frase pronunciata dal senatore, che Ciambella interpreta come indicazione nel non far cadere l’amministrazione Michelini.
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“In comune si sta consumando una crisi da non sottovalutare”. Enrico Panunzi è l’ultimo a parlare all’assemblea Pd. Il suo è uno degli interventi più attesi. Finora ha accuratamente evitato di apparire sulla vicenda comune.
“Sono stato zitto, ma c’è tanta gente che si è stufata di porgere l’altra guancia – dice Panunzi – in comune sette consiglieri Pd sono in dissenso. Non possono sentirsi ospiti o tollerati.
Sono stati sacrificati finora tre consiglieri comunali. Se fossi il sindaco ne sarei addolorato. Invece si pensa a chi viene dopo, se è funzionale o meno. Che è? il gioco delle figurine?”.
Quindi il Pd diviso a tutti i livelli. Nel gruppo consiliare, dentro il partito stesso e non solo: “Melilli e Tramontana sono venuti per provare a risolvere la situazione, ma hanno fatto due riunione con due diversi gruppi”.
Serve più attaccamento al partito. “Dopo tanti anni il consigliere regionale riceve nella sede del Pd. Quanti lo fanno? E’ segno di un attaccamento che non c’è”.



