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“Mi hanno tolto il sorriso e la voglia di vivere…”

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Il pm Paola Conti

Il pm Paola Conti

Gli avvocati Stefania Sensini e Fabrizio Ballarini

Gli avvocati Stefania Sensini e Fabrizio Ballarini

Canepina – (s.m.) – “Mi hanno tolto tutto. Il sorriso e la voglia di vivere”.

Il grande accusatore arriva in aula e parla per più di due ore. 55 anni, originario di Canepina, fa l’artigiano per vivere. Ma quando la sua impresa ha cominciato a vacillare nel 2005, ha chiesto aiuto alle persone sbagliate, da lui denunciate per usura.

Due fascicoli diversi sono nati dai suoi racconti. Uno è ancora in udienza preliminare. L’altro è il processo di ieri: due coppie alla sbarra per usura, estorsione e reati tributari contestati a vario titolo.

L’artigiano parla di assegni, cambiali, fatture. Un vortice in cui è facile perdersi. Lui “si perse” nel 2007, quando il fratello di un poliziotto – il primo a prestargli soldi con gli interessi, secondo il suo racconto – lo avrebbe indirizzato agli imputati, presentandoglieli come “amici”. “Da 6mila euro, ne hanno voluti 10mila – racconta -. E’ cominciata così e non è più finita. Sono piombato in un pozzo senza fondo, da cui non uscivo. Si sono presi anche la mia macchina”. Dura tre anni. Poi interviene la finanza, con la prima denuncia dell’artigiano nel 2010, “sporta solo quando avevo veramente l’acqua alla gola – aggiunge -: mi telefonavano di continuo, mi minacciavano, alle mie proteste rispondevano che i soldi li dovevo trovare, sennò dicevano tutto a mia moglie”.

Tra le due indagini, centinaia di assegni, secondo l’avvocato di parte civile Antonio Rizzello. Ma per le difese l’attendibilità della presunta vittima – arrivata perfino a tentare il suicidio, sei anni fa – è tutta da vagliare. Ai giudici, l’avvocato Fabrizio Ballarini mostra l’ordinanza del tribunale del Riesame sull’altra indagine per usura della finanza che, nel 2010, aveva spedito in carcere nove persone, sempre in base alle dichiarazioni dell’artigiano. Tra questi, anche i fratelli di Canepina Augusto e Alberto Corso (il primo assolto dall’accusa riciclaggio, il secondo condannato a dieci anni per associazione di stampo mafioso al processo El Dorado, sull’omonima operazione antindrangheta della Dda di Reggio Calabria).

Il Riesame scarcerò tutti, definendo l’ordinanza d’arresto del gip non sufficientemente motivata e “senza alcuna valutazione della coerenza, linearità e costanza delle dichiarazioni della parte offesa”. L’atto, adesso, è entrato a far parte del fascicolo del dibattimento, acquisito dal presidente del collegio Silvia Mattei e dai giudici a latere Rita Cialoni e Giacomo Autizi. 

Alla prossima udienza parleranno i finanzieri che curarono le indagini, coordinate dal pm Paola Conti.


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