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“Michelangelo autore della crocifissione al museo Colle del duomo?”

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Vincenzo Ceniti

Vincenzo Ceniti 

Il Crocifisso in dotazione al Museo del Colle del Duomo

Il Crocifisso in dotazione al Museo del Colle del Duomo

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo –  Occasione da non perdere quella del 13 gennaio prossimo (ore 16,00) nell’ex chiesa di Santa Caterina a Viterbo (piazza Dante, attualmente aula magna del liceo scientifico) per un’ulteriore iniziativa di “Egidio 17” che propone stavolta il commento artistico e tecnico di una Crocifissione, opera presunta di Michelangelo, di proprietà della Curia Vescovile e attualmente in custodia all’Archeoares presso il museo del Colle del Duomo. Un’iniziativa realizzata con il sostegno della Curia Vescovile di Viterbo e dell’Università della Tuscia, dalla collaborazione tra Archeoares (che tra l’altro gestisce anche il Museo Colle del Duomo dove la crocifissione è esposta) ed Egidio 17 (che sta portando avanti un progetto complesso in vista del qunto centenario dello scisma luterano).

E’ già un affare vedere la chiesa, sia perché è sconosciuta ai più e soprattutto perché è uno scrigno d’arte tardo barocca, come pochi a Viterbo, con stucchi e pitture del primo Settecento di Andrea Colli. Senza contare che faceva parte del monastero domenicano dove soggiornò dal 1541 al 1543 Vittoria Colonna. Altri incontri sono previsti presso i conventi di Santa Maria della Quercia e di Santa Maria in Gradi per parlare di Girolamo Savonarola e di Reginald Pole. In quanto al cardinale inglese è in atto un’utile collaborazione con l’ambasciata britannica presso la Santa Sede avviata dal Touring Club. Ma torniamo al crocifisso.

Negli anni Trenta-Quaranta del Cinquecento, il feeling rosa tra la vedova Vittoria (suo marito morì in battaglia nel 1525) e Michelangelo non faceva più notizia, tanto era voce comune nella Roma del tempo. Il loro legame (tanto spirito e poca carne, date anche le “predilezioni” dell’uno e la morigeratezza dell’altra) si nutriva di reciproca stima, sostenuta da una copiosa corrispondenza epistolare e da generosi regali a suon di disegni, tavolette e dipinti che Michelangelo le donava con estrema disinvoltura, come si farebbe oggi con un mazzo di fiori. E non è a dire che non avesse da fare con il “Giudizio” della Sistina. Di questi preziosi cadeaux si sono perse traccia e memoria, ma di uno si torna a parlare con insistenza per merito di dell’azione sinergica della Curia Vescovile di Viterbo, dell’Universtà della Tuscia, di Archeoares e di Egidio 17.

Si tratta della Crocifissione su tavola con il cristo spirante. Secondo Antonio Rocca – ostinato animatore di “Egidio 17”, che si avvale della collaborazione di vari organismi, non si può escludere che il dipinto sia stato eseguito da Michelangelo (o quanto meno dalla sua scuola) e forse donato a Vittoria Colonna quando soggiornava a Viterbo. Se fosse dimostrato, la nostra città andrebbe sulle prime pagine di molti ambienti culturali non solo italiani.

Va ricordato che siamo negli anni dell’”Ecclesia Viterbiensis” (guidata in città dal card. Reginald Pole di cui Vittoria era una fervente sostenitrice) intenta a meditare sulla necessità di una profonda revisione della Chiesa di allora e di ricucire in modo indolore gli strappi luterani. Quelle pitture di Michelangelo contenevano spesso veri e propri messaggi criptati con cui il Maestro comunicava alla sua amata Vittoria idee e convinzioni, peraltro inconfessabili pubblicamente senza incorrere nei rigori del santissimo governo. Ce ne dà un esempio anche nel “Giudizio” dove vengono messi in risalto la fragilità umana e il tormento derivante dalla colpa tipico degli Spirituali dell’”Ecclesia”. Sappiamo che Vittoria Colonna fu una delle poche persone ad avere il pass alla Cappella mentre Michelangelo dipingeva. E questo perché l’artista aveva una grande stima di lei con cui spesso discuteva sul “senso” del suo grande progetto. Michelangelo vedeva in Vittoria un partner intellettuale ideale, al pari suo. In più le riconosceva una superiorità sul piano spirituale.

Al contrario di quella folla di “arrampicatori” di cui era ricolma la Chiesa. Forse ne dipinse le sembianze dando il suo volto alla Madonna dritta dietro un Cristo così giovane e inusuale. Sembra anche che Michelangelo fece il proprio autoritratto sulla “pelle” di san Bartolomeo, il martire scorticato vivo. Piuttosto evidente in un’altra opera sempre sul tema della Croce, è il messaggio espresso nel volto di Cristo simile a quello già visto nel dipinto della Samaritana (oggi disperso) in cui Gesù dice alla donna di Samaria “Dammi da bere!”. Tema caro agli Spirituali che vedevano in Cristo la sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.

Perduto anche il disegno di una Pietà donato sempre a Vittoria che raffigurava una Madonna ai piedi della Croce e tra le sue gambe il Cristo morto. Nei lineamenti della Vergine e del Figlio, Michelangelo ritrasse addirittura Vittoria e se stesso. Godiamoci dunque questa Crocifissione che si trova miracolosamente a Viterbo e teniamocela ben stretta. L’azione della Curia, dell’Università oltre che di Archeoares e di Egidio 17 ci offrono una ghiotta opportunità per conoscerla meglio e per verificare gli esiti delle indagini diagnostiche effettuate.

Vincenzo Ceniti


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