Viterbo – ‘Ndrangheta, arresti anche a Viterbo.
Erano già in carcere, arrestati in precedenti inchieste per associazione di tipo mafioso.
L’ordinanza di custodia cautelare è arrivata direttamente a Mammagialla per alcuni detenuti del penitenziario viterbese implicati nell’operazione “Kriterion 2”, dei carabinieri di Crotone e Catanzaro.
16 arresti, prosecuzione di altri 36 eseguiti l’anno scorso per omicidio, associazione di tipo mafioso, estorsioni, usura, armi, rapina e ricettazione. L’indagine è della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, secondo la quale il sodalizio sgominato agiva su un’area di influenza che comprendeva Crotone, Cosenza, Catanzaro e Vibo Valentia, contando anche su propaggini nel Lazio, in Emilia Romagna e in Lombardia.
Cutro sarebbe stato l’epicentro delle attività del gruppo caratterizzato, per gli investigatori, “da un’impostazione piramidale e verticistica capeggiata da Nicolino Grande Aracri”, 57enne, detenuto al 41 bis e considerato dagli inquirenti come il boss di Cutro.
Tra le condotte contestate agli indagati numerose estorsioni finalizzate a imporre subappalti per la realizzazione e gestione di un parco eolico.
Altre estorsioni sarebbero state eseguite nei confronti di villaggi turistici del litorale ionico, con l’imposizione di servizi e prestazioni da parte di ditte vicine al sodalizio criminoso. E poi, l’omicidio di Antonio Dragone, capo di una compagine avversa, commesso il 10 maggio 2004, e il concorso esterno all’associazione, attraverso il tentativo di condizionare le decisioni della Cassazione in merito a un procedimento penale, anche mediante dazioni di denaro.
A partire dal 2010, i carabinieri del nucleo investigativo del reparto operativo del comando provinciale di Crotone e i colleghi del comando provinciale di Catanzaro hanno scandagliato minuziosamente attività e crimini commessi a partire dal 2004 e perpetrati sino a tempi recenti.
Un lavoro lungo e complesso, fatto di intercettazioni telefoniche e ambientali, raccolta di testimonianze e riscontri sul campo, ha permesso di ricostruire un quadro di ruoli e responsabilità di quello che, per gli inquirenti, è a tutti gli effetti uno dei gruppi malavitosi più aggressivi sul territorio. Dei 16 destinatari dell’ordinanza d’arresto, in sei si trovavano in stato di libertà: due (Grazia Veloce e Esterino Peta) sono stati sottoposti agli arresti domiciliari, mentre per gli altri quattro (Antonio Grande Aracri, fratello di Nicolino, Rocco Corda, avvocato, nonché Salvatore Scarpino e Giuseppe Altilia) si sono aperte le porte del carcere di Catanzaro.
Altri dieci soggetti (Nicolino Grande Aracri, Angelo Greco, Gennaro Mellea, Francesco Lamanna, Alfonso Diletto, Vito Martino, Romolo Villirillo, i cugini Pasquale e Michele Diletto, Giuseppe Celi) erano invece già detenuti nelle carceri di Catanzaro, Milano, Oristano, Sassari, Spoleto, Taranto, Torino e Viterbo, in virtù dei fermi del gennaio 2015 o delle ordinanze cautelari attuate nell’indagine “Aemilia”, condotta dai carabinieri dell’Emilia Romagna sotto la direzione della Direzione distrettuale antimafia di Bologna.
Su altri personaggi sono stati raccolti elementi tali da configurare quelle che, per gli investigatori, sono responsabilità di rilievo.
