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“Reinvestiamo tutto sul territorio”

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Vittorio Iannucci

Vittorio Iannucci

Banca Sviluppo Tuscia - La presentazione

Banca Sviluppo Tuscia – La presentazione

Milva Brandini

Milva Brandini

Andrea Pazzeggia e Vittorio Iannucci

Andrea Pazzeggia e Vittorio Iannucci

Andrea Pazzeggia e Vittorio Iannucci

Andrea Pazzeggia e Vittorio Iannucci

Massimiliano Palmiro e Milva Brandini

Massimiliano Palmiro e Milva Brandini

Viterbo – (g.f.) – Raccogliere denaro e reinvestirlo sul territorio. Non fuori.

Banca Sviluppo Tuscia si presenta, con una missione che fa onore al proprio nome. Essere una realtà fortemente radicata sul territorio, dove grandi gruppi hanno di fatto assorbito le realtà creditizie locali.

“Nel tempo – dice il direttore generale Vittorio Iannucci – sono venute meno banche locali, confluite in gruppi nazionali. Abbiamo anche assistito a incorporazioni. Da qui la nostra idea, di inserirci sul territorio come realtà locale.

Siamo una banca con un capitale diffuso, quasi una public company. Non ci sono azionisti di controllo”.

La nascita a ottobre 2014, con la prima filiale a Viterbo, quindi l’aumento di capitale.

“Il nostro obiettivo – continua Iannucci – è ovviamente la raccolta di denaro, ma sopratutto reinvestire sul territorio. Assolutamente non fuori.

Nonostante nella Tuscia ci sia stata una contrazione del pil, esiste un comparto, quello agricolo, di pregio, ci sono agriturismo e imprese di nicchia, artigiani, il turismo, oltre alle famiglie”.

Una banca del territorio che non tratta strumenti subordinati.

“Emettiamo solo prodotti rimborsabili dal fondo di garanzia, fino a centomila euro. E’ molto lontana la possibilità che il depositante possa perdere quanto investe.

Il rapporto fra capitale della banca e investimenti in media, un buon parametro è pari al 12 per cento.

Il nostro capitale sociale è pari agli impieghi. Con l’ultimo aumento siamo attorno a 13 milioni di euro, con i soci saliti a 711. Il nostro rapporto fra capitale e investimenti è pari all’87 per cento”.

Andrea Pazzaglia, consulente, anticipa una convenzione con l’Università della Tuscia e ricorda come l’obiettivo sia la valorizzazione delle imprese del posto, spesso trascurate da altri istituti che puntano più su realtà medio grandi.

“Raccogliamo denaro – spiega Pazzaglia – per poi riversarlo a favore delle imprese. Collaborando pure con associazioni.

Come nel caso di Tuscia avicola, che rappresenta un settore importante. Con loro, attraverso un tavolo tecnico costruiamo prodotti e operazioni finanziarie specifiche.

Stiamo studiando un prestito specifico per dipendenti, erogabile entro 48 ore dalla presentazione dei documenti, puntiamo anche a un conto di deposito vincolato, che lanceremo pure attraverso il web entro gennaio”.

Per Milva Brandini, direttrice della filiale di Viterbo, ci sono almeno quattro buone ragioni per cui un cliente può preferire Banca Sviluppo Tuscia: “Intanto l’accoglienza.

Si entra in una banca dal clima familiare e positivo, parlando con operatori qualificati, disponibili all’ascolto.

Non offriamo prodotti standard, ma ascoltiamo il cliente e le sue esigenze, quindi cerchiamo di offrire le giuste soluzioni.

Poi perché abbiamo una filiera decisionale corta. Possiamo dare risposte veloci ai progetti presentati.

Siamo una struttura snella. Non dobbiamo ammortizzare costi faraonici propri di grande banche, questo ci consente di offrire condizioni competitive.

Sui finanziamenti, non dico che siamo in grado di offrire condizioni del 50 per cento in meno rispetto agli altri, ma ci andiamo molto vicino”.

In un momento di diffidenza verso il sistema bancario, il vice della filiale viterbese Massimiliano Palmiro ricorda come i prodotti offerti siano garantiti per i clienti. “Una scelta presa fin dall’inizio, anche nel non emettere obbligazioni – spiega Palmiro – abbiamo ovviamente anche prodotti per una clientela più esigente, ma non sono gestiti direttamente da noi”.

Nella struttura oggi lavorano quattordici persone. La raccolta è arrivata a 14 milioni di gestione dirette, 16 considerando la parte gestita, quindi altri sette indiretti, fra azioni e fondi.


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