Viterbo – Leggersi in un elenco ci può stare se uno “moderato e riformista” lo è da sempre, seppure con discernimento. Perché, ad esempio, sui diritti civili moderati non fa rima con negati.
E ci può stare anche un’associazione che aiuti a far riprendere il gusto del dialogo fra tutti per “riformare la politica” con la moderazione indispensabile ad evitare rivoluzioni che, come noto, finiscono con l’autodissoluzione.
Pensare poi alle parole “moderati e riformisti” come etichetta per formazioni parapartitiche ad alcuni può piacere e legittimamente, perché in politica à la guerre comme à la guerre.
Altri potrebbero temerne rischi di claustrofobia se inzeppati in qualche cavallo di Troia all’attacco delle mura e di allergia a distinzioni manichee tra buoni e cattivi, gufi ed altri non specificati uccelli, illuminati e sorpassati, siano comunisti o fasci.
Questo tanto per capirci sul senso e il peso delle parole ma con un occhio alla storia che vale sempre la pena considerare maestra.
Magari ripensando, ad esempio, al prete Sturzo, al liberale Croce, al comunista Gramsci, tutti e tre riformatori con la moderazione tenace di chi cerca convergenze per andare avanti; prima vittime e poi padri dello Stato democratico.
Chissà con quale“moderazione” – che non vuol dire debolezza, ma saggezza, coraggio e disinteresse – essi avrebbero affrontato il rischio di uno stop al processo riformatore atteso da Palazzo dei Priori e di un masochistico possibile scioglimento del consiglio comunale di Viterbo.
Sindaco Michelini, lei che oggi è un po’ vittima, ma pure il capo formale dei Riformatori e moderati, si ricordi del loro andare dritti allo scopo nel rispetto di tutti. Decida e coinvolga come le compete.
E auguri a Viterbo che la elesse.
Renzo Trappolini
