Viterbo – La sostituzione delle antiche lanterne nella città di Viterbo prosegue senza tregua e senza criterio. L’installazione della nuova illuminazione a Led sta “omogeneizzando”, culturalmente e stilisticamente, tutti i vecchi o antichi lampioni della città.
Da quelli ottocenteschi di piazza della Rocca a quelli un po’ meno antichi, ma pur sempre particolari e unici, del cimitero di San Lazzaro progettato e disegnato dal Vespignani.
Questi erano collocati, con tanto di chiusura a vetri, proprio di fronte ai due pensieri scolpiti nel marmo a destra e a sinistra dell’ingresso principale: “Spettacolo della fine di tutti scuola dei pensieri migliori” e poi “Al riposo dei morti la pietà cittadina MDCCCLXXII”. Oggi, al loro posto, due insignificanti lanterne modernissime e senza vetri.
Chissà quelle tolte dove sono o dove saranno sepolte? Nelle foto e negli album di famiglia degli anni Trenta i lampioni non sono presenti. Sono stati impiantati successivamente, forse “trasferiti” da altri luoghi, a metà del secolo scorso. Hanno vissuto l’età media degli umani e ora naturalmente sono decretati “morti”.
A Viterbo non esistono più i lampioni del cimitero, i lampioni di piazza della Rocca e i lampioni del quartiere medioevale di San Pellegrino, ognuno, con qualche particolarità, diverso dall’altro. Oggi a Viterbo esistono i lampioni, tutti uguali, moderni e fatti in serie industrialmente. L’eterogeneità degli artigiani viterbesi, o di altri maestri fonditori o fabbri, viene man mano resa omogenea, senza rispetto, dai prodotti dei laminatoi industriali in una città come Viterbo che non conserva e che è votata continuamente alla perdita della propria peculiarità.
Silvio Cappelli


