Roma – Timbravano il cartellino e andavano a fare spesa. Qualcuno trascorreva il tempo anche in una sala scommesse.
Sospesi per un anno 9 dipendenti del Museo nazionale di arti e tradizioni popolari della capitale.
I dipendenti, finiti al centro dell’indagine “museum”, questa mattina hanno visto arrivare i carabinieri del comando provinciale di Roma che hanno dato esecuzione all’ordinanza emessa dal gip del tribunale di Roma. Le indagini sono state coordinate dalla procura e condotte dai militari dell’arma dell’Eur e hanno consentito di verificare come, dopo essersi assicurati di risultare presenti sul posto di lavoro strisciando i badge, i 9 dipendenti si allontanassero dal posto di lavoro.
Il cartellino non veniva solo timbrato per se stessi, ma a volte veniva strisciato anche per conto di colleghi che arrivavano più tardi dell’orario previsto o che proprio non si presentavano al lavoro.
C’e chi andava al negozio di frutta e verdura del marito invece di stare al proprio posto e chi andava assiduamente a giocare in un centro di scommesse sportive della zona.
L’indagine è iniziata nel febbraio del 2015 e si è svolta attraverso servizi di osservazione, pedinamento e controllo, con riprese video e telecamere posizionate nei punti strategici del museo.
Verso la fine del febbraio dello scorso anno i carabinieri hanno arrestato uno degli impiegati del museo, colto in fragrante mentre si trovava in luogo diverso dal suo posto di lavoro, sebbene risultasse regolarmente in servizio dato che aveva timbrato il cartellino all’inizio del turno.
Per i 9 indagati la situazione non si mette affatto bene, sono accusati infatti di falsità materiale e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, truffa ai danni dello stato, (per alcuni con l’aggravante di aver commesso il fatto per conseguire il profitto di un altro reato e con la violazione dei doveri di una pubblica funzione).
