Viterbo – (r.s.) – Religione, folklore e politica. Nessun focarone fu così movimentato.
Sacro fuoco di sant’Antonio. Di tutto, di più. Tra i fischi a Michelini e Troili che brucia la poltrona.
“Non sono attaccato alla sedia. Anzi. Sabato la porto e la butto nel focarone di Bagnaia”, aveva affermato il consigliere Pd Arduino Troili durante la riunione dei capigruppo di giovedì scorso.
Detto, fatto. Dopo essersi dimesso da presidente della quarta commissione, Troili dà alle fiamme la sua poltrona. Una sedia di paglia vecchia e rotta. Come vecchia e rotta è, per lui, l’amministrazione Michelini.
Un gesto simbolico per rimarcare che la sua esperienza in giunta è terminata. Andata in fumo. “Torniamocene a casa e apriamo le urne”, dice mentre la sua sedia brucia.
Così come brucia ai tanti Viterbesi che, sempre ieri sera, hanno contestato il sindaco Leonardo Michelini. Il primo cittadino prova a dire quattro parole di circostanza prima che il focarone venga accesso. Ma è sommerso da un mare di fischi.
Imbarazzatissimo, prova a parlare. Nemmeno il microfono lo aiuta. Non funziona. Forse è un avvertimento. “E’ meglio che stai zitto”, sembra dirgli.
Ma Michelini, coraggioso come non mai e incurante di tutto e tutti, si stampa un bel sorriso in faccia e dice: “Questa bella pira rappresenta il fuoco di sant’Antonio e il fuoco di questa frazione. Anche quest’anno Bagnaia rinnova una tradizione che dura da tantissimi secoli. Sant’Antonio è il patrono del fuoco dell’inferno. Può salvare le anime di tutti noi. Speriamo che le raccomandi con misericordia”.
Un solo applauso si leva dalla folla: quello dell’assessora Luisa Ciambella. Per il resto, è un mare di contestazioni. Peccato, perché il discorso meritava…
Come da tradizione, il focarone unisce sacro e profano. Ma quest’anno a religione, musica e cultura si è aggiunta anche la politica.
Una patata bollente. Anzi, bollentissima. E nemmeno i quattro fiocchi di neve, caduti ieri sera su Bagnaia, riescono a raffreddarla.




