Viterbo – Chiusura definitiva del Teatro del Genio (fotocronaca – slide).
Il comune riprende possesso di una sorta di porcilaia distrutta, così è ridotto il teatro Genio. Il teatro è ridotto in uno stato tale che rimetterlo in sesto vuol dire spendere cifre enormi. Milioni di euro a voler essere ottimisti.
Come dire che il teatro Genio è stato chiuso definitivamente dall’amministrazione Michelini e dall’assessore Giacomo Barelli che continua a fare danni alla città, senza che nessuno lo fermi.
Invece di portare a termine il restauro dell’Unione, il comune si sobbarca di un ennesimo rudere, che, come ha dimostrato fino ad oggi, non sa minimamente gestire.
L’assessore Barelli non riesce neppure a riportare la macchina di Santa Rosa a Viterbo, però si accinge a ricostruire da zero il teatro Genio. E ovviamente tutti ci credono.
C’è già chi straparla di riattivare il teatro senza rendersi conto minimamente dello stato delle cose. La struttura infatti per riavere le licenze del caso dovrà rispettare la normativa che è completamente cambiata.
Per iniziare ad avere un minimo di progetto ci vorranno decenni, senza parlare dei finanziamenti che non ci sono.
Insomma, si è interrotta lunedì 8 febbraio, dopo tantissimi anni, la lunga storia del cinema teatro Genio passato a infoltire il già numeroso elenco degli edifici pubblici fatiscenti e abbandonati all’interno del centro storico (Teatro Unione, ex chiesa di sant’Orsola ecc.).
A nulla è servito il progetto di recupero presentato al comune dagli ultimi gestori del cinema, accorsi in soccorso dei debiti della vecchia gestione della Teatro Genio Srl. Dopo uno spiraglio di speranze e buone volontà, dovuto all’impegno e alla disponibilità della giunta dell’ex sindaco Giulio Marini, il colpo di grazia è arrivato dall’assessore al contenzioso dell’amministrazione Michelini che, per vie legali, ha intrapreso la procedura di sfratto che ha portato si al recupero dell’immobile, da parte del comune, ma anche alla chiusura definitiva dell’attività di cinema e teatro.
Un cinema teatro inutilizzato da circa un anno perché fatiscente e bisognoso di interventi di straordinaria manutenzione che avrebbe dovuto eseguire la proprietà, ovvero l’amministrazione comunale di Viterbo. Ora, con la riconsegna della licenza da parte degli ultimi esercenti, sarà difficile riottenere tutti i permessi di agibilità necessari e adeguati alle nuove normative di sicurezza. Il rischio reale è che, vista la lentezza della pubblica amministrazione, il cinema teatro Genio continui ad essere nei decenni a venire un ricovero per piccioni e una topaia.
Rimarrà, del cinema teatro Genio, tra l’altro, oltre allo storia passata e prestigiosa, soltanto il ricordo recente dell’ultimo utilizzo, sotto la gestione dei fratelli Paolo e Francesco Ferretti, per la manifestazione Ciocolart, tenutasi fino al 6 gennaio 2015 e il ricordo dei due ultimi pienoni ottenuti dalla proiezione del film ritrovato, girato parzialmente a Viterbo, Piume al vento e dello spettacolo dedicato a “Freddie Mercury – One Man, One Vision” ideato e realizzato dall’associazione culturale viterbese “Orizzonte degli eventi”.
Lupo Solitario
La gloriosa storia del Cinema teatro Genio
Nei primi anni del Settecento, in un salone interno al Palazzo Comunale di Viterbo, esisteva soltanto l’antico Teatro dei Nobili. Questo spazio destinato ai pubblici spettacoli era situato nei pressi di Via del Bordelletto, oggi Via dei Magazzini. La via si chiamava così perché nelle vicinanze esisteva una casa di tolleranza. Accanto al teatro era anche una sala da Pallacorda, antico gioco dal quale forse è derivato il tennis, consistente nel far passare la palla sopra una corda tesa sul piano di gioco.
L’acquisto dei palchetti del Teatro dei Nobili era un privilegio esclusivo dei ricchi e i popolani ne erano esclusi.
Fu per questo che nel 1719 un commerciante di Piazza delle Erbe, tale Bartolomeo Spigaglia, acquistò alcuni immobili, compresi tra la chiesa di Santa Maria Egiziaca e la stessa piazza delle Erbe, per costruire, insieme ad altri soci, un nuovo spazio “ad uso di commedie” che prese il nome di Teatro dei Mercanti e che diventerà, in seguito, l’attuale Cinema Teatro Genio.
Il nuovo Teatro dei Mercanti nacque con quattro ordini di venti palchi di legno ciascuno, una platea e una balconata alta o “piccionaia”.
Il primo spettacolo di cui si ha notizia fu tenuto in occasione dell’incoronazione di Papa Innocenzo XIII avvenuta il 18 maggio 1721.
Nel 1804 il Comune di Viterbo decise di acquisire il Teatro dei Mercanti in enfiteusi per ventisette scudi annui. Ma la Congregazione del Buon Governo non approvò che l’enfiteusi fosse stilata a nome dell’amministrazione comunale e allora il teatro fu rilevato dal ceto dei nobili della città, rappresentati da Lazzaro Arcangeli e Giuseppe Liberati, che con il teatro acquisirono anche alcune pertinenze compresa la torre. Il progetto del necessario restauro fu eseguito dall’architetto Tommaso Giusti.
Fu proprio nei primissimi anni dell’Ottocento che si decise di cambiare il nome da Teatro dei Mercanti a Teatro del Genio del Cimino. Poi, dal 1806, fu denominato più semplicemente Teatro del Genio.
Come deputati al Teatro del Genio furono eletti il marchese Ignazio Especo e il conte Francesco Gentili.
Ben presto si rese necessario un ampliamento degli spazi utili per il teatro e per questo venne acquisito un palazzetto situato nel vicino Vicolo delle Convertite e parte del vicolo che collegava Via della Volta Buia con Via dell’Orologio Vecchio.
L’inaugurazione del nuovo Teatro del Genio avvenne il 24 agosto del 1805 con la rappresentazione dell’opera buffa “La serva bizzarra” del musicista napoletano Pietro Carlo Guglielmi.
Molte le rappresentazioni tenutesi nel corso degli anni: spettacoli di gala, opere, commedie, rievocazioni storiche (anche sulla vita di Santa Rosa nel 1821) e varietà.
A metà dell’Ottocento, però, il Teatro Genio risentì negativamente dell’apertura del nuovo e più prestigioso Teatro dell’Unione.
Dal 1855 al 1866 ci si tenne soltanto uno spettacolo e iniziò a degradarsi sempre di più.
Fu necessario l’intervento dell’Accademia filodrammatica viterbese che lo riaprì nel 1877. Tra le altre cose fu rinnovato il soffitto, fu rinforzato e trasformato il palcoscenico, fu trasformato il lampadario, fu rifatto il loggiato per l’orchestra, furono decorati i palchi all’esterno in bianco e oro.
La nuova inaugurazione avvenne il 2 agosto 1877 con la rappresentazione della commedia in due atti “La polvere negli occhi” di Eugene Labiche e Edouard Martin.
Ma il 31 gennaio 1882 il Teatro del Genio fu dichiarato inagibile dal sotto prefetto e iniziò un altro lungo periodo di inattività e di degrado irreversibile.
Nel 1911 l’assessore comunale ai Lavori Pubblici Torquato Cristofori propose di demolirlo, nelle sue strutture interne, per ricavarne legname da riciclare.
La proposta fu accettata e il Teatro del Genio fu demolito nei palchi e nel palcoscenico. I locali vennero poi utilizzati per qualche tempo dall’Associazione Magistrale e dalla Società del tiro a segno. Successivamente vennero anche utilizzati come deposito di sansa esausta.
Dal 1923 il teatro fu occupato dall’Unione sportiva Viterbese e dal Circolo viterbese di scherma che diedero anche il via ad un nuovo restauro.
Il Teatro Genio fu nuovamente inaugurato il 22 dicembre 1924 e venne utilizzato per proiezioni cinematografiche, rappresentazioni teatrali e concerti.
Nel settembre 1929 vi si esibirono anche i famosi cantanti viterbesi Fausto Ricci e Arnaldo Luzi.
Concessionaria del Teatro del Genio era in quel tempo l’impresa Javarone & Starnini. Il primo film proiettato con il sonoro fu nel 1932 con la commedia “Cercasi modella” interpretato da Elsa Merlini e Nino Besozzi.
Purtroppo il teatro, che contava 1400 posti a sedere, fu distrutto dai bombardamenti aerei del 6 giugno 1944.
Per la ricostruzione venne costituita una nuova società denominata “Società per azioni Teatro del Genio” che, dopo aver reperito i soldi necessari, fu in grado di costruire un nuovo edificio e consentire una nuova apertura il 30 agosto 1948.
Iniziò un lungo e florido periodo di gestione che ha visto, tra gli altri, come valente direttore, fino a pochi anni fa, il compianto Pietro Fanelli detto Piero.
Una sala molto frequentata negli anni Sessanta da personaggi come Franco Interlenghi, Pier Paolo Pasolini e Tonino Delli Colli che la utilizzavano per visionare parti delle pellicole dei loro films girati a Viterbo dintorni.
Numerosissimi i personaggi dello spettacolo e della politica, e gruppi musicali famosi che, nel corso degli anni, hanno onorato con la loro presenza il palcoscenico del cinema teatro Genio: Marina Vlady, Sandra Mondaini, Macario, Nino Taranto e Marcello Mastroianni, tanto per citarne alcuni. Ma anche onorevoli come Nilde Jotti, Massimo D’Alema, Silvio Berlusconi e Mario Monti.
Numerosissimi anche i film importanti di successo proiettati sullo schermo del Cinema Genio. Tra gli ultimi successi degli anni Novanta ricordiamo, tra gli altri, Jurassic Park, Schindler’s List e Titanic.
Il cinema Genio, che come immobile è di proprietà comunale, negli ultimi anni, a causa dei costi elevati della strumentazione necessaria, ha avuto problemi di adeguamento del sistema di proiezione dei films passato da pellicola a digitale.
Le case di distribuzione cinematografiche, infatti, forniscono agli esercenti soltanto films in formato digitale limitando l’attività di tutte quelle sale che non sono riuscite ad adeguare gli impianti.
La licenza di pubblico esercizio del Cinema Genio Srl era rimasta attiva, dopo una lunga gestione dell’esercente Carlo Taurchini e di altri suoi collaboratori, soltanto grazie all’impegno degli imprenditori Francesco e Paolo Ferretti, che sono anche gestori della multisala di Vitorchiano Cine Tuscia Village e del Cinema Corso di Orvieto, in sintonia con l’amministrazione comunale dell’ex sindaco Giulio Marini. Dopo di quest’ultimo il buio totale.










