Viterbo – (g.f.) – C’è la crisi e la maggioranza (che non c’è) chiude il rubinetto al referendum sull’acqua.
Come richiesto dal comitato che ha raccolto oltre tremila firme, l’amministrazione comunale dovrebbe attrezzarsi per consentire ai cittadini d’esprimersi sulla gestione pubblica dell’acqua.
Tuttavia, la procedura impone passaggi obbligati. Il prossimo dei quali in prima commissione.
Un bel problema, visto che non c’è più un presidente, dopo che Melissa Mongiardo ha rassegnato le proprie dimissioni.
Ieri mattina era in programma una seduta con al primo punto l’elezione del successore, ma è saltata.
Assente il Pd e Viva Viterbo. Tutto rinviato.
Se non si riunisce, la procedura si blocca, mentre i tempi stringono. La decisione se indire o meno il referendum va presa entro il 28 febbraio.
Dopo la commissione serve un altro passaggio, stavolta in consiglio comunale.
“E’ tutto fermo – spiega Gianmaria Santucci (Fondazione) – ieri mattina in conferenza dei capigruppo è stato deciso di chiedere un parere al ministero sulla procedura.
Certo, la situazione è difficile, a palazzo dei Priori è tutto paralizzato”.
Nel timore che la consultazione potesse saltare, nelle scorse settimane i proponenti si erano rivolti al prefetto Piermatti, affinché col suo aiuto si scongiurasse l’eventualità.
Per fare in modo che si arrivi a una decisione sul referendum, dovrebbe riunirsi la prima commissione ed eleggere presidente e vice con una maggioranza qualificata.
Ma dell’organo fanno parte diversi consiglieri fra i sette dissidenti Pd. Improbabile che tornino.
Qualora, poi, si riuscisse nel miracolo di convocarla e andare al voto, ci sarebbe il passaggio in consiglio comunale. Che dovrebbe a riunirsi e a deliberare in merito.
Per salvare il referendum sulla gestione pubblica dell’acqua ci vorrebbero a conti fatti, due miracoli.

