Villa San Giovanni in Tuscia – C’è anche un sindaco tra gli indagati dell’inchiesta “Led” (video: Carabinieri e forestale; “Smantellato un sistema” – Le immagini dell’operazione Led).
Mario Giulianelli, primo cittadino di Villa San Giovanni in Tuscia, è tra i sorvegliati speciali della procura nella nuova indagine su presunti appalti truccati in provincia. Ieri mattina non ha ricevuto la visita di forestali e carabinieri ma il suo nome ricorre negli atti d’indagine. Segno evidente che il numero delle persone coinvolte potrebbe essere più vasto delle 6 che ieri mattina si sono viste consegnare un decreto di perquisizione dalla polizia giudiziaria.
Per i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, Giulianelli era “a conoscenza della turbativa in corso”, come si legge nell’ordinanza d’arresto dei vertici della Cpm Gestioni termiche srl. La società, con sede amministrativa a Recanati (Macerata), aveva fatto incetta di appalti per la pubblica illuminazione nel 2014 in provincia, tra Villa San Giovanni, Grotte di Castro e Civita Castellana.
Nel sindaco, i magistrati vedono un “referente dei privati, utile e assolutamente necessario a questi per consentirgli di conseguire i loro fini illeciti”. Altri addetti alla procedura di gara che potrebbero aver strizzato l’occhio alla Cpm e ai suoi dirigenti sarebbero in corso di identificazione (fotocronaca – slide).
L’ordinanza del gip di Viterbo Stefano Pepe riporta che uno degli arrestati, Massimiliano Sanzogni, responsabile dell’area commerciale della Cpm, “acquisisce direttamente dal sindaco notizie in merito all’avvenuta spedizione degli inviti a presentare offerte”. L’appalto di Villa San Giovanni in Tuscia è biennale: 66mila euro per la gestione dell’illuminazione pubblica del paese. Gli inquirenti accusano Sanzogni di aver redatto almeno in parte il bando a quattro mani con Alessandro Tramannoni, amministratore delegato della Cpm, arrestato anche lui insieme al fratello e socio in affari Luca Tramannoni. Alla stesura del bando sarebbero seguite le trattative illecite tra la Cpm e le altre imprese invitate a presentare offerte per mettersi d’accordo e lasciare campo libero all’azienda marchigiana.
Per gli inquirenti viterbesi, la Cpm sarebbe riuscita a influenzare anche l’esito degli appalti di Grotte e Civita con ingerenze notevoli sulle procedure di gara. Nel caso dell’appalto di Grotte, del valore di circa 197mila e 500 euro, Sanzogni, ritenuto ‘il gancio’ tra la Cpm e i comuni, avrebbe fornito lui stesso l’elenco delle ditte da invitare ad Angelo Del Soldato, consulente del comune di Grotte e membro della commissione aggiudicatrice, indagato a piede libero insieme allo zio Nazareno Del Soldato, impiegato dell’ufficio tecnico, e a Renzo Tramannoni, altra figura di spicco della Cpm, in qualità di socio e presidente.
Poi l’appalto più ricco, quello di Civita Castellana: 4,7 milioni di euro, di cui 315mila annui. E’ l’appalto che ha fatto finire sul registro degli indagati anche l’assessore – dimissionario – ai Lavori pubblici Sergio Annesi, il responsabile dell’ufficio tecnico di Civita Castellana Giovanni Te’ e Piero Peri, incaricato di redigere gli atti del capitolato.
Sessanta gli uomini della forestale e dell’arma impegnati nel blitz all’alba di ieri mattina. Alla fase calda degli arresti e delle perquisizioni seguirà quella a freddo dell’analisi meticolosa delle carte acquisite ieri nell’operazione “Led”. L’impressione è che sia solo l’inizio.
Stefania Moretti




