Viterbo – Chiesta l’archiviazione per Alfredo Fioramanti.
La procura non vuole portare avanti la sua posizione, nell’inchiesta per turbativa d’asta sull’appalto per le mense scolastiche. La gara, indetta per il 2013, affidava un servizio triennale per un valore complessivo di 4 milioni di euro.
Dall’estate scorsa gli inquirenti setacciavano la procedura di affidamento del servizio, finita prima nel mirino dell’opposizione, poi della magistratura.
La ditta vincitrice è Serenissima Spa, che si aggiudica il servizio il 31 ottobre 2013. Tra quella data e oggi, c’è un ricorso al Tar della ditta Ep, terza classificata e vincitrice del precedente appalto: il tribunale amministrativo accoglie il ricorso della Ep e annulla l’aggiudicazione alla Serenissima. Ma seguono le pronunce del Consiglio di Stato che, sulle prime, sospende l’esecutività della prima sentenza e permette a Serenissima di distribuire pasti agli studenti già a settembre 2014. A maggio 2015, la sentenza definitiva: il Consiglio di Stato entra nel merito e conferma la correttezza della procedura. A giugno, il Nipaf della forestale (Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale) va a prendere documenti a palazzo dei Priori (fotocronaca – slide).
L’esposto della minoranza risale esattamente a un anno fa. I consiglieri Gianmaria Santucci (Fondazione), Luigi Maria Buzzi (FdI-An), Claudio Ubertini e Giulio Marini (Forza Italia) mettevano nero su bianco le loro perplessità sul centro cottura.
“Serenissima Ristorazione – scrivevano i consiglieri nell’esposto – avrebbe dichiarato nell’offerta di avere la disponibilità di un centro di produzione pasti sito in Viterbo, via della Chimica snc, con una capacità di produzione di almeno 2000 pasti”. La dichiarazione sarebbe del 20 agosto 2013.
Ma secondo l’esposto della minoranza, è solo a novembre che Serenissima prende in affitto il capannone in via della Chimica. I consiglieri chiedevano lumi sull’effettiva realizzazione del centro cottura nei tempi fissati dal capitolato, altro punto debole del bando: vengono concessi due mesi di tempo fino al giorno prima del termine massimo per presentare le offerte. A quel punto, interviene una proroga che allunga i tempi da due a tre mesi.
Fioramanti, assistito dall’avvocato Giovanni Labate, aveva chiesto un interrogatorio per chiarire la sua posizione, carte alla mano. Spiegazioni che i magistrati devono aver ritenuto convincenti, al punto da rinunciare alla richiesta di rinvio a giudizio per il dirigente comunale.
