Grotte Santo Stefano – Travolti da una cascata di sassi mentre giocavano.
Avevano 5 e 9 anni i due bambini rimasti sepolti sotto il crollo di un costone tufaceo nel 2013 a Grotte Santo Stefano, frazione di Viterbo.
La parete in tufo che delimitava il nuovissimo parcheggio della stazione, fresco di lavori, venne giù all’improvviso franandogli addosso. A giudizio per lesioni colpose gravissime, davanti al tribunale di Viterbo, un geometra del comune, M.F.; il processo è iniziato ieri.
Era il 17 aprile 2013. I due bimbi rimasero sotterrati per un tempo che sembrò infinito. Le urla delle mamme richiamarono i pendolari appena scesi dal treno, che iniziarono a scavare finché non scoprirono i corpi dei bambini: il più grande aveva fatto scudo al più piccolo per proteggerlo.
Il bimbo di 5 anni, in effetti, fu portato a Belcolle solo con ferite lievi. Quello di 9, invece, fu ricoverato al Gemelli in prognosi riservata, ferito all’anca e a una mano. A distanza di tre anni e numerose operazioni non si è ancora ripreso completamente.
I genitori dei due bimbi, costituiti parte civile, sono rappresentati dall’avvocato Luigi Gioiosi. A difendere il geometra, l’avvocato Giovanni Bartoletti, secondo il quale, fino a oggi “il comune non si è assunto responsabilità”. Il sindaco Marini, all’epoca, dichiarava che il comune aveva aperto un’indagine.
L’area, transennata, era gestita in comodato d’uso dall’amministrazione comunale, in accordo con le Ferrovie dello Stato. Dopo la frana, il parcheggio finì sotto sequestro.
