Civitella d’Agliano – Chiuso per prescrizione.
Tempo scaduto per il processo “Miniera d’oro”, sulle cave fatte passare per bonifiche agrarie a Civitella d’Agliano: ieri i giudici della Corte d’appello di Roma hanno dichiarato il non doversi procedere per gli imputati Domenico Chiavarino e Roberto Mancini, imprenditore il primo, geometra ed ex sindaco di Civitella d’Agliano il secondo.
Un processo morto. Finito. Sepolto. Terminato in primo grado con la condanna a due anni e quattro mesi ciascuno per corruzione che adesso diventano acqua passata, così come le indagini e le tante udienze davanti al collegio dei giudici viterbesi. Il finale più ricorrente per i processi di un certo peso incardinati davanti al palazzo di giustizia di Viterbo (e non solo).
Nei terreni in località Ontaneto si scava almeno dal 2006. Due anni di cave abusive, secondo i forestali del Nipaf. Sempre più scavi e sempre più profondi, fino a toccare le falde acquifere. Nel 2009 scatta l’arresto per Chiavarino e l’allora sindaco Mancini: l’imprenditore è l’esecutore dei lavori. I pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma ipotizzano uno ‘scambio alla pari’ tra Mancini e Chiavarino: al primo cittadino 22mila euro di tangente; all’imprenditore la possibilità di continuare a scavare, facendo passare le cave per bonifiche agrarie.
Quattro anni di udienze per un processo che era un giudizio immediato: processo subito, senza udienza preliminare. I dibattimenti più veloci, in genere. L’intento, perlomeno, doveva essere proprio accelerare, facendo a meno delle lungaggini dell’udienza preliminare, per ottenere più facilmente una sentenza nel merito. Ma tra i tempi tecnici delle indagini, la burocrazia delle notifiche, i trasferimenti dei giudici e i rinvii con un nulla di fatto, sette anni e mezzo non sono bastati per stabilire se gli – ormai ex – imputati sono colpevoli o innocenti. Con l’unica certezza che, agli occhi dei giudici d’appello, non c’erano evidentemente motivi lampanti per scagionarli: la corte, altrimenti, avrebbe dovuto assolverli, anziché prosciogliere per prescrizione.
Per quella condanna in primo grado, Mancini aveva mandato a monte la carriera politica, dimettendosi da consigliere comunale per dedicarsi alla sua difesa.
Chiavarino, assistito dall’avvocato Franco Moretti, è stato assolto di recente dal tribunale di Grosseto, dopo un’indagine della forestale su cave e rifiuti.
Davanti al tribunale di Viterbo era finito altre due volte, sempre per indagini della forestale. In entrambi i casi è stato condannato per tangenti (per ottenere un appalto in un caso, per sbloccare la riattivazione di una cava nell’altro). In entrambi i casi aspetta l’appello, ma anche qui, probabilmente, la prescrizione arriverà prima (se non è già arrivata): i fatti risalgono a prima del 2010.
Stefania Moretti



