Viterbo – “Decidano i dissidenti, tanto Michelini non si dimette”.
Claudio Ubertini (FI) chiede un’accelerazione. Non sa più nemmeno che dire, tanto si è trascinata questa crisi di palazzo dei Priori. Ormai, per lui, si stanno assumendo i caratteri di una farsa.
L’opposizione è pronta alle dimissioni di massa, ma solo se verrà scongiurato il commissariamento. Una strada, per il capogruppo forzista, impraticabile.
“E’ difficile ormai trovare le parole per questa situazione – dice Ubertini -. Mi sembra una partita a scacchi dove, da una parte c’è Michelini, che non si muove di un passo, anche se a parole fa credere altro, e dall’altra, ci sono i sette che, a questo punto, bisogna capire cosa vogliono. Perché il sindaco non si vuole assolutamente dimettere. Quanto possiamo continuare in questo modo.
I dissidenti hanno la situazione in mano e sono loro a dover prendere una decisione per mettere un punto. Il sindaco non molla e le sta provando tutte per continuare. Ha tutte le colpe e subirà le conseguenze delle azioni di chi lo circonda. E’ in mano a delle persone che, in consiglio comunale, fanno di tutto per rendergli la vita difficile”.
I sette sostengono che, entro la settimana, con la visita del vice segretario nazionale Pd Guerini, si arriverà a una soluzione. “E’ dal 4 gennaio che gira questa storia. Prima è venuto Tramontana, ora Guerini. E’ chiaro che il Pd non può dare il via libera alla caduta dell’amministrazione di un capoluogo di provincia. Non lo farà mai.
Ho la sensazione che sia tutta una strategia che fa parte di un accordo già fatto per far cadere il comune, dopo che siano scaduti i termini per indire le elezioni a giugno. Una sceneggiata per cui, dopo, chi l’avrà fatta, dovrà assumersi la responsabilità del commissariamento che sarebbe un danno irreparabile”.
Dimissioni di massa sì o no? “Noi siamo pronti, ma se dovessero avvenire, nel momento in cui non ci sono più i tempi per andare a elezioni, allora il nostro atteggiamento cambierebbe. A quel punto ci penseremmo un attimo, prima di concedere oltre un anno di commissariamento. Valuteremo, anche con il resto dell’opposizione, il da farsi”.
Ubertini esclude che i sette abbiano mire in giunta. Non pretenderebbero dunque incarichi. “Non credo sia una questione di poltrone. Il problema è nato già in partenza col fatto che non c’è stata mai grande coesione della coalizione. Le cose, poi, sono precipitate con la nascita dei Moderati e riformisti che è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il Pd ha puntato i piedi quando ha capito che fosse un’operazione per svuotare e indebolire il partito stesso.
Lo scopo di Serra e degli altri, non è, per me, quello di chiedere un assessorato. Serra, in particolare, avrebbe potuto farlo dall’inizio, anche alla luce del consenso che aveva avuto. Non lo ha fatto allora e non lo farà adesso. Tutto ruota intorno alle beghe interne al Pd e lo dimostra che i sette sono sostenuti da autorevoli parlamentari o consiglieri regionali che pretendono di fare chiarezza su quanto sta accadendo. Escludo quindi che si riduca tutto alle poltrone o al ricevere incarichi – conclude Ubertini -. Non la ritengo una prerogativa dei dissidenti”.
Paola Pierdomenico
