Viterbo – Effetto job act anche per le imprese della Tuscia. Il provvedimento varato dal governo Renzi sul lavoro ha fatto crescere il numero d’assunzioni.
I numeri sono della Federlazio, indagine congiunturale secondo semestre 2015.
Il 31,8% delle imprese intervistate ha fatto sapere d’avere incrementato il proprio organico. Nei primi sei mesi la percentuale era stata del 15,4%.
“Pensiamo – spiega il direttore Giuseppe Crea – che siano effetti legati al job act, con gli incentivi in scadenza a fine 2015.
Per questo c’è stato un aumento delle assunzioni”.
Merito del provvedimento governativo, ma non solo: “Io sono fra quelli – spiega il presidente Federlazio Giovanni Calisti – che ha usufruito del job act assumendo a tempo indeterminato, ma è stata una scelta dettata dall’aumento della domanda, nel fatto che le imprese scommettono su una luce che di vede in fondo al tunnel della crisi”.
Parallelamente, cala il ricorso alla cassa integrazione.
Nel secondo semestre dello scorso anno la flessione a Viterbo è del 53,5%: “Anche se nel Lazio c’è chi ha fatto meglio – spiega Mario Adduci – -91,2% a Frosinone e attorno all’80 per cento in meno a Rieti e Roma.
Arretrano cassa integrazione ordinaria e quella in deroga, mentre c’è un’impennata di quella straordinaria, pari al 129,7%”.
Nel complesso, la rilevazione Federlazio conferma i dati del primo semestre 2015. Oltre all’occupazione, ordinativi e fatturato tengono, con passi in avanti.
L’indagine congiunturale Federlazio secondo semestre 2015
I risultati migliori sono quelli riferiti all’occupazione, agli ordinativi ed al fatturato interno e sui mercati extra europei, accanto alla tenuta della produzione e dell’export in ambito UE.
Il 2015 si è chiuso mettendo in luce una sostanziale conferma delle indicazioni positive emerse nella prima metà dell’anno. Se si tratta di una crescita duratura è ancora troppo presto per saperlo, ma una cosa è certa: l’ultima indagine congiunturale della Federlazio, relativa al periodo luglio-dicembre scorso, ed alle aspettative per il primo semestre del 2016, ci restituisce l’immagine di una piccola e media impresa della provincia di Viterbo che non smette di credere alle proprie potenzialità, in un rinnovato clima di fiducia.
Le risposte fornite ai questionari proposti, provengono da un campione di 350 aziende regionali aderenti alla federazione delle piccole e medie imprese, delle quali 46 della provincia di Viterbo.
Le interviste hanno focalizzato l’attenzione sui più significativi indicatori dei risultati aziendali, consentendo una visione aggiornata dell’andamento delle aziende nel periodo considerato.
La lettura dei dati costituisce un importante momento di riflessione sulla situazione economica regionale e sulle singole realtà provinciali, nonché un valido supporto empirico e statistico agli interventi e alle politiche di sviluppo.
PRODUZIONE
Un dato da porre in risalto: dopo le indicazioni positive registrate nelle due precedenti rilevazioni, nel periodo luglio-dicembre si è assistito ad una conferma della ripresa della produzione.
La quota di aziende intervistate che ha registrato un aumento dei livelli produttivi nella seconda metà del 2015 è salita al 28,6%, rispetto alla media regionale del 25,8%.
Deciso l’incremento di coloro che hanno registrato una stabilità dei livelli produttivi: il 57,1%, rispetto al 37,5% della prima metà dell’anno.
Scende di oltre il 10%, (dal 25% al 14,3%), la percentuale di coloro che dichiarano una riduzione della produzione nella seconda metà dell’anno.
PORTAFOGLIO ORDINI
Resta confermata al 25% la percentuale di risposte che dichiara un incremento della domanda interna. Un dato non univoco, però, se consideriamo che scende dal 62,5% al 58,3% il novero di intervistati che dichiara una stabilità ed aumentano del 4% le aziende che hanno registrato una riduzione (dal 12,5% al 16,7%).
Nel dettaglio della distribuzione geografica degli ordinativi, qualche incertezza permane sul versante del commercio con l’UE.
Un trend negativo per quanto riguarda coloro che hanno registrato aumenti: dal precedente 33,3% scendono al 20%.
Analogamente per quanto riguarda la percentuale di intervistati con una flessione della domanda: Il 20%, rispetto al precedente 16,7%.
Tale andamento di segno meno, appare in qualche modo mitigato dall’incremento di risposte sulla stabilità: aumentano del 10% (dal 50% al 60%).
Variegate anche le risultanze dell’export verso i Paesi extra UE.
L’indagine evidenzia come ad un +2,2% della quota di intervistati che dichiarano un incremento di ordini, faccia da contraltare un calo del -4,4% di chi ha registrato una stabilità ed un +2,2% di aziende con una diminuzione.
FATTURATO
Sostanzialmente confermati anche i livelli del fatturato.
Tra gli operatori del campione intervistato sono apparsi in deciso aumento, di oltre i 10%, quelli conseguiti sui mercati extra UE, che passano dal 16,7% di metà anno al 27,3%.
Contemporaneamente scendono dal 16,7% al 9,1% quelli che denunciano una riduzione.
Significativo anche l’incremento dei risultati conseguiti sul mercato italiano: +5,5%
Tale dato risulta, però, attenuato da quello relativo alla stabilità: il 47,6% del campione (rispetto al 61,5% di giungo 2015) ha dichiarato un fatturato assestato sui livelli precedenti.
Variazioni lievemente negative, rispetto alla precedente rilevazione, per l dati relativi ai mercati dell’Unione Europea.
In flessione dell’1,3% le risposte che dichiarano un aumento del fatturato e del 2,6% quelle relative ad una stabilità dei risultati; mentre salgono del 4% coloro che registrano una flessione in tale contesto.
In sostanza, nel corso del 2015 si è assistito ad una stabilizzazione dell’andamento positivo del fatturato sui mercati extra UE, mentre mostra sforzi di progressivo recupero quello nazionale.
OCCUPAZIONE
Le indicazioni raccolte sul livello dell’occupazione offrono elementi di speranza per l’immediato futuro.
Sicuramente colpisce il dato relativo agli operatori che hanno dichiarato un incremento dell’organico aziendale nel periodo luglio-dicembre 2015, che risulta raddoppiato rispetto al primo semestre: dal 15,4% sale al 31,8%.
Un trend largamente positivo che trova ulteriore conferma nel calo di oltre il 7% delle risposte relative alla diminuzione del personale: passano dal 16,4% al 9,1%.
Per le imprese che hanno aumentato gli occupati in questa seconda parte dell’anno, il principale contratto utilizzato è tornato ad essere quello a tempo indeterminato, con una percentuale di utilizzo pari al 41,2%.
In lieve risalita anche la percentuale di imprese che hanno utilizzato il rapporto di lavoro a termine, passata al 37,9% rispetto al 36% del primo semestre 2014.
CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI
E’ stato inoltre chiesto alle imprese intervistate, se si fossero avvalse di ammortizzatori sociali, nel secondo semestre del 2015, e – in caso affermativo – quale lo strumento utilizzato.
Rispetto alla prima parte dell’anno, è diminuita la percentuale di imprese che ha richiesto la Cassa Integrazione Guadagni: dal 20% si passa al 15,6%.
Tra queste, il 78,9% ha dichiarato di aver utilizzato la Cassa Integrazione Ordinaria, percentuale in attenuazione rispetto all’ 82,6% di sei mesi prima.
In attenuazione il ricorso alla CIG in deroga, che dal 13% del primo semestre scende al 10,5%.
Si registra, invece, un deciso incremento del ricorso alla cassa Integrazione Straordinaria, più che raddoppiata in quanto dal 4,3% del primo semestre 2015, sale nella seconda parte dell’anno al 10,5%.
Da luglio a dicembre 2015 nella provincia di Viterbo le ore di Cassa Integrazione Guadagni complessivamente autorizzate sono diminuite del -53,5%.
La tabella evidenzia come tale flessione riguardi tutti i territori della regione e che, nella Tuscia, il fenomeno risulti meno rilevante rispetto alle altre province.
La contrazione è decisamente netta a Frosinone (-91,2%), seguita da Roma (-80,9%), Rieti (-79,4%) e Latina (-67,1%). Disaggregando il dato per tipologia di gestione emerge quanto segue:
CASSA INTEGRAZIONE ORDINARIA
Da luglio a dicembre 2015, nella provincia di Viterbo, la riduzione delle ore di Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria autorizzate è stata del
-45,8%, rispetto alla flessione del -20,8% registrata nel primo semestre.
Si tratta di un dato rilevante, in linea con l’indice negativo registrato a livello regionale (- 45,1%) e superiore a quello nazionale (-36,7%).
Anche negli altri territori del Lazio, risulta generalizzato il calo nell’utilizzo di questo ammortizzatore sociale, ad eccezione di Latina dove si registra un incremento del +6%.
CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA
Dinamica opposta quella della ore di CIGS autorizzate nel secondo semestre 2015.
Nella provincia di Viterbo l’incremento è risultato il più rilevante (+129%), rispetto al -14,2%, del periodo gennaio-giugno.
Insieme a Viterbo, tale ammortizzatore sociale è risultato in aumento nella Provincia di Rieti; mentre in tutti gli altri territori regionali si è assistito ad una decisa flessione.
CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA
Nel secondo semestre del 2015 il ricorso a questo ammortizzatore sociale ha registrato una contrazione complessiva in tutte le province del Lazio: la Tuscia ha mostrato il segno meno, con un indice del -41,6%.
Un trend negativo che conferma quanto già rilevato alla fine del 2014: -41,4% e nel primo semestre 2015 (-69,8%).
Questa tipologia di intervento riguarda, da un lato le aziende industriali successivamente all’utilizzo degli strumenti ordinari e straordinari; dall’altro, e principalmente, le piccole aziende coinvolte dalla crisi che, per settore di appartenenza o dimensioni di organico, non possono accedere agli altri strumenti di sostegno al reddito.
Il calo globalmente registrato è dovuto in parte alle ridotte risorse finanziarie destinate alle Regioni, ed inoltre alla progressiva riduzione della possibilità di concessione di questa forma di sostegno al reddito: nel 2014 era stata di max undici mesi, e da gennaio 2015 limitata ad una durata massima di cinque mesi nel corso dell’anno, scesi ad un solo trimestre nel 2016
INVESTIMENTI
E’ pari al 28,6% la percentuale di imprese che ha dichiarato di aver effettuato investimenti nella seconda metà del 2015. Si tratta di un risultato in lieve flessione (-2,2%) rispetto al primo semestre, ma comunque positiva nel confronto con la fine del 2014 (21,1%).
PROBLEMATICHE INCONTRATE DALLE IMPRESE
“Il ritardo dei pagamenti da parte dei clienti privati”, indicato nel 28,8% dei casi, si mantiene in cima alla lista delle problematiche incontrate dalle piccole e medie imprese nel corso dell’ultimo semestre 2015, che ne hanno condizionato negativamente l’attività, ed a testimonianza dell’opprimente peso della mancanza di liquidità nella gestione attuale della piccola e media impresa.
Seguono “l’insufficienza della domanda” indicata nel 25,8% delle risposte; i ritardi dei pagamenti della P.A.” (17,8%); “l’impossibilità a partecipare agli appalti” (8,4%) e la “mancata concessione/erogazione del credito” (5,3%).
L’indagine ha inoltre, voluto cogliere la percezione dei piccoli e medi imprenditori su come stia evolvendo la crisi dal loro punto di vista.
Dalle risposte emerge una prevalente e rinnovata fiducia, dato che il 63,6% delle imprese ha dichiarato che “Si comincia ad intravedere una luce in fondo al tunnel”, e la percentuale di coloro secondo i quali “Al momento non si intravede alcuna via di uscita” è scesa al 31,8%, rispetto al 53,8% del primo semestre 2015.
Appare, altresì, ulteriormente diminuito il novero dei pessimisti per i quali “Il peggio deve ancora venire” (dal 7,7% al 4,5%).
IL CONTRASTO DELLA CRISI
Anche nel secondo semestre del 2015 alle imprese del campione è stato chiesto quali azioni intendessero porre in essere per contrastare la crisi.
Come nella rilevazione precedente, l’azione principale è quella del ricorso al “Taglio dei costi di gestione”, indicata dal 26,6% delle imprese; cui seguono “Creare nuovi prodotti o servizi” col 21,8% delle risposte, e “Migliorare la qualità del prodotto o servizio” (18,3%).
“L’inizio, sviluppo o incremento dell’attività rivolta al mercato estero” è un’azione opzionata dall’8,3% delle imprese, mentre “Ridurre il personale” che è stato indicato dal 6 % delle imprese, rispetto al 7,8% del semestre precedente.
La “esternalizzazione servizi” è un’opzione indicata solo nel 5,6% delle risposte.
E’ stata poi rivolta la domanda su cosa renda l’attività dell’impresa meno competitiva qui, in Italia, rispetto a quella dei propri concorrenti esteri.
La “pressione fiscale” resta al primo posto nella lista dei “vincoli” alla competitività, con il 28,2% delle risposte da parte delle imprese, cui segue la percentuale raccolta da il “costo del lavoro”, pari al 26,4%.
“La complessità normativa e burocratica” è indicata dal 19,8% delle risposte; mentre il “Costo dei servizi (energia, trasporti, ecc.)” è indicato nel 12,4% dei casi; cui segue “Il costo del credito” indicato all’ 9,6%.
PREVISIONI
L’indagine della Federlazio ha rilevato anche le previsioni a breve, in ordine alle aspettative delle PMI per il 1 ° semestre 2016.
Le opinioni espresse sono risultate improntate ad una rinnovata fiducia che regna tra gli operatori.
SITUAZIONE ATTESA DEL BUSINESS
Un Trend sempre positivo emerge dalle opinioni espresse in ordine alle intenzioni di investire. Rispetto al 28,6% di investimenti registrati a fine 2015, sale al 36,4% la percentuale di coloro che prevedono investimenti nel periodo gennaio-giugno 2016.
Produzione
Significativa la percentuale di imprese che prevede un aumento della produzione nel primo semestre dell’anno in corso: si attesta al 66,7%, mentre il 25% delle risposte propende per una stabilità del dato.
Solo l’8,3% degli intervistati intravede una riduzione dei livelli produttivi.
Nuovi ordini
Sostanzialmente improntato alla stabilità (54,5%) anche il dato relativo alle attese sul livello di nuovi ordinativi sul mercato interno, per il quale il 36,4% prevede aumenti tra gennaio e giugno 2016.
Anche nel dettaglio dei mercati dell’Unione Europea (55,6%) ed extra UE (40%), si prevedono incrementi della domanda.
Nessuno degli intervistati pronostica una riduzione dell’export.
Fatturato atteso
E’ stato chiesto alle imprese del campione di esprimersi sulle previsioni di fatturato per i primi sei mesi dell’anno in corso.
Il 40% degli intervistati esprime ottimismo sul mercato interno; si attesta, invece, al 54,5% la percentuale di coloro che prevedono incrementi in ambito UE ed al 50% quella relativa alle attese positive per l’area Extra UE.
Nessuna azienda pronostica cali di fatturato in tali contesti internazionali.
Occupazione
E’ del 18,2% la quota di imprese che prevede un aumento degli assunti fra gennaio e giugno dell’anno in corso, mentre la maggioranza, il 68,2%, intravede livelli di stabilità.
Per il 13,6% degli intervistati il primo semestre del 2016 porterà, invece, a delle riduzioni dell’organico aziendale.

