Viterbo – Peschi già in fiore e dalle parti del mare il giallo di qualche ginestra. Insomma, febbraio felix e fecondo per la buona fama di Viterbo, naturalmente fuori le mura.
La scorsa settimana, infatti, alla consulta un viterbese diventa vice presidente, Aldo Carosi. Di lui i giudici costituzionali devono aver apprezzato il rigore di scienza e vita trasmessogli dal padre Attilio, direttore delle biblioteche e maestro di studio e ricerca per tanti giovani dei suoi tempi.
L’olimpionico viterbese Valerio Grazzini riceve la nomination per Rio 2016.
A Bruxelles, per l’intitolazione (un po’ semiclandestina a leggere i giornali nazionali) di una sala di Palazzo Spinelli ad Aldo Moro ci sono praticamente solo i viterbesi a rappresentare l’Italia. Con loro il deputato Fioroni e molti dei suoi cari.
Al Senato, i giornalisti interrogano Ugo Sposetti sul Pd che sta abbassando a mezz’asta il riconoscimento delle famiglie non composte da uomo e donna. Si usa la corda della fiducia al governo, cioè il sì obbligato (pena il ritorno a casa senza pensione) invece della già assicurata libertà di voto.
Per Sposetti “sui diritti che sono universali” non si mette la fiducia pure se “poi uno magari non li vota, ma deve essere libero di farlo”. Così il suo partito che era “nato laico si trasforma” e si ritrova in maggioranza con Verdini.
I giornalisti annotano e scrivono di un senatore “saggio pessimista”.
In linea, forse, con quei conterranei antichi che non ebbero paura di scoperchiare la sala di un conclave inetto.
Renzo Trappolini
