Viterbo – I sette consiglieri Pd non arretrano.
Oggi Serra, Mongiardo, Frittelli, Troili, Volpi, Cappetti e Quintarelli disertano il consiglio comunale. E’ la crisi, bellezza, che non si arresta.
I dissidenti si tengono a debita distanza da palazzo dei Priori, ma sembra che il gruppo non sia così compatto. Mettere la firma dal notaio è complicato. Qualcuno starebbe temporeggiando.
Non si tratta comunque di un punto a favore di Michelini. I suoi problemi non si fermano ai sette P. Non è che tra i rimanenti 12 consiglieri di maggioranza tiri una bella aria. L’esito della commissione di ieri ne è la prova.
Tira un’ariaccia.
In questa situazione domani a Roma il vice di Renzi Melilli vede parlamentari e consiglieri regionali del Pd.
Cosa possano aggiungere al (non) dibattito a questo punto, non è dato sapere. Senza contare che da ieri circolano voci su un possibile rinvio.
La crisi è al comune di Viterbo e qui andava risolta. Tuttavia, il sindaco si è ritagliato un ruolo da comprimario e non da protagonista, come gli sarebbe spettato.
Difficile capire le ragioni. A meno che Michelini non sia arrivato alla conclusione che è arrivato il tempo di darci un taglio.
Dopo avere dichiarato di non volersi dimettere, aspettava la sfiducia in consiglio. Non è arrivata. Adesso non resta che andare in massa dal notaio, unico modo per evitare un anno e più di commissario e invece tornare al voto a giugno.
Ma pure questo scenario ha diversi punti interrogativi. Almeno due o tre dei sette nel Pd, non convinti. O almeno non del tutto. Qualcuno si starebbe convincendo che è meglio aspettare fine febbraio.
E se il fronte si sfascia, sono problemi.
Tutto da verificare. Quello che c’è di certo, è che Ii sette non partecipano alla seduta, ma tutto lascia presupporre che l’opposizione possa garantire il numero legale, consentendo di dare il via libera alla nomina del collegio revisori e contestuale ritiro della delibera con cui la precedente terna è stata bocciata.
C’è in ballo il ricorso al Tar, il rischio cause e sopratutto perdita investimenti. Mancando i revisori, saltano alcuni passaggi burocratici ma necessari.
Ce n’è abbastanza per immaginare che la pratica passi.
Su quello che succederà una volta approvato il punto, però, è tutto da vedere. A cominciare dall’atteggiamento dell’opposizione, per passare dalla posizione di Michelini. Se c’è un posto dove parlare della crisi e delle sue intenzioni, è proprio il consiglio comunale. Lo farà?
Giuseppe Ferlicca

