Viterbo – I tesori di Palazzo Spreca in tribunale.
Si è aperto ieri il processo all’antiquario umbro e al proprietario dell’edificio in via Santa Maria Egiziaca da cui furono strappati i 14 affreschi delle virtù profane.
L’opera, datata fine Quattrocento e custodita in una sala al piano nobile, fu staccata dalle pareti, venduta ed esposta alla Biennale internazionale di antiquariato di Roma nel 2012, a Palazzo Venezia.
Ad accorgersi dell’anomalia un professore universitario, Enzo Bentivoglio, presidente del corso di laurea in Restauro e valorizzazione dei beni architettonici alla facoltà di Architettura di Reggio Calabria. Molti dei suoi libri sono dedicati al patrimonio artistico viterbese. Il suo occhio esperto riconobbe subito uno degli affreschi: il professore lo ricordava sulle mura dell’antico palazzo in centro storico. La segnalazione in procura non tardò ad arrivare.
Dello “strappo” degli affreschi si è occupata fin dalla prima ora la task force di investigatori incaricata dal procuratore capo Alberto Pazienti e specializzata nella tutela del patrimonio artistico: il luogotenente della finanza Sandro Calista e l’ispettore della polstrada Felice Orlandini.
Le 14 virtù profane furono recuperate a Spoleto nello studio dell’antiquario che finì nel registro degli indagati insieme al proprietario del palazzo e all’architetto direttore dei lavori di ristrutturazione, l’unico per il quale è stata chiesta l’archiviazione. Il processo a carico dei primi due, invece, ha preso il via ieri davanti al giudice del tribunale di Viterbo Giacomo Autizi.
Gli imputati rispondono a vario titolo di danneggiamento, ricettazione e violazione delle norme sul patrimonio artistico. L’accusa, in pratica, è quella di aver venduto un bene inalienabile perché vincolato.
Nel novembre 2017 sarà già tutto prescritto, ma la difesa è convinta di non averne bisogno: “Riteniamo di poter arrivare tranquillamente a una sentenza di assoluzione nel merito”, dichiara l’avvocato Roberto Spoldi, difensore dell’antiquario insieme al collega Fabrizio Lemme. Per il proprietario del palazzo c’è l’avvocato Natascia Renzetti.
Un processo che non si preannuncia breve: solo la pubblica accusa ha 29 testimoni. A luglio saranno ascoltati i primi due, gli investigatori che hanno seguito il caso dall’inizio.



