Viterbo – (g.f.) – “Da Roma mi aspetto che sia rimessa la pace nel Pd. Io non sono del Pd. Ho fatto le primarie, ma non del Pd, erano di coalizione”.
Il consiglio comunale è saltato da pochi minuti. Nel suo ufficio il sindaco Leonardo Michelini convoca la stampa per ribadire che la crisi se la risolvano i partiti. Anzi, il partito, il Pd. Quindi ci pensi Roma. Perché la crisi è politica, ma lui di politica non se ne occupa.
Oggi il vertice al Nazareno. Il primo cittadino spiega le sue ragioni. Spiega che non si dimette. Poi si passa alle domande. Ultimamente è difficile parlare con Michelini. L’occasione è ghiotta.
Sindaco, appoggiandosi totalmente alla riunione al Nazareno, lei ha abdicato a un suo ruolo politico preciso, o no?
“Sono l’unico sindaco – dice Michelini – che non intende fare politica e non vengo dalla politica. Questa è la mia diversità”.
E’ un grosso handicap, se ne rende conto?
“Ho capito. Ma se l’Italia vuole il politico che amministra, la prossima volta si sceglierà il politico. Se per essere un buon amministratore bisogna essere politico, io non sono adatto. Decidono gli elettori. Se vogliono un politico che fa l’amministratore, è bene che non scelgano Michelini. Se vogliono uno che magari non è politico, ma fa l’amministratore, come se amministrasse la roba propria, può andare bene Michelini. O tante altre persone. Poi, se la politica ha altri criteri me ne farò una ragione. Forse non essendo un politico forte, non riesco a manovrare la politica. Non lo so”.
Lei dice: ci sono sette del Pd che creano una certa situazione. Ma in realtà ci sono sette della sua maggioranza che creano una certa situazione. Sono sette della sua maggioranza. A prescindere dal partito. Magari il sindaco doveva fare qualcosa che non ha fatto?
“Il sindaco non è Renzi che è pure segretario del partito. Io sono un cittadino che ha accettato la sfida, l’ha vinta e mi trovo a fare il sindaco. E’ una novità per la città. Vogliamo andare indietro? Cominciamo da Marini, continuo con Gabbianelli, poi Meroi, quindi Fioroni. Se andiamo indietro, abbiamo a che fare con politici. Probabilmente molto più bravi di me a fare il politico. Io vengo dalla cosiddetta realtà civica.
Se per essere un buon amministratore occorre avere fatto politica, probabilmente tocca ai viterbesi cercarsi un domani, un buon politico. Ci sono buoni politici. Ho dubbi sul fatto che siano anche buoni amministratori. Avevo Francigena, ho tolto il cda che mi costava 100mila euro e ho messo un amministratore delegato. Il museo civico per aprirlo occorrevano 500mila euro. Noi l’abbiamo fatto con 35mila euro. Sono abituato a manovrare i soldi del comune come se fossero miei. E’ un peccato? Forse sì. Ma è bene che i viterbesi lo sappiano. Che pensa, che mi diano un indice di gradimento in crescita perché sono un buon politico o perché mi conoscono e sanno quello che faccio e che farei?”.
Tuttavia la sua non politica oggi porta il comune a non avere i revisori dei conti, progetti in cantiere rischiano di saltare. Ci sono i sette Pd, c’è la minoranza, ma alla fine è la testa che comanda. Il sindaco. La colpa è la sua.
“Io faccio azione amministrativa, non è che mi metto a fare politica, equilibri che si basano magari sulle politiche future….”.
Parlare solo d’azione amministrativa fa pensare più a un consiglio d’amministrazione. Lei di là ha un consiglio comunale.
“Perché, lei pensa che il problema di tutta questa crisi sia il comune di Viterbo? O magari le politiche del 2018, le amministrative o le elezioni provinciali? Ragioniamo. Il problema è il comune di Viterbo? Io sinceramente non la leggo così. A metà novembre è stata approvata una relazione di metà mandato, poi l’assestamento di bilancio. Non mi pare che ci fossero problemi amministrativi. Ci sono altri problemi che non risiedono in queste stanze? Io non posso decidere chi sarà il prossimo consigliere regionale o il deputato del 2018 o le prossime amministrative…”.
Tutto questo con la crisi in comune non c’entra niente…
“Come non c’entra niente?”
Lei oggi un problema ce l’ha in particolare con alcuni dei consiglieri Pd che non rispondono a quelle logiche. Se dal Pd nazionale dovesse arrivare l’ordine di non far cadere il comune, è sicuro che i dissidenti obbediranno?
“I problemi nascono dopo il 30 di novembre. Cosa ho fatto dopo avere approvato la relazione di bilancio? Da quel momento in poi c’è stato Natale, i Moderati e riformisti, cosa è successo? Si è impazzito qualcuno? Mi sono impazzito io? Ho fatto qualcosa che non dovevo fare? Non mi pare. Anche quando è stata respinta la mozione di sfiducia, mi pare che le cose andavano bene. Indubbiamente non credo che sia un problema amministrativo”.




