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La crisi? Un pianto!

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Leonardo Michelini e Lisetta Ciambella

Leonardo Michelini e Lisetta Ciambella 

Viterbo - Comune - Mongiardo e Volpi un un selfie ricordo della crisi

Viterbo – Comune – Mongiardo e Volpi un un selfie ricordo della crisi 

Martina Minchella
Martina Minchella 
Sonia Perà e Antonio Delli Iaconi

Sonia Perà e Antonio Delli Iaconi 

L'assessora Alessandra Troncarelli

L’assessora Alessandra Troncarelli 

Livio Treta

Livio Treta 

Filippo Rossi: "Azz… E mo chi glielo dice a Fioroni?"

Filippo Rossi 

Viterbo – La crisi è finita ma non è superata.

Settanta giorni di straordinaria inutilità per il comune di Viterbo.

Prima che vada definitivamente in archivio per passare alla prossima, sarà bene ricordare tutti i grandi protagonisti di questa epica avventura.

Leonardo Michelini. Il sindaco ha portato a livelli sublimi l’arte di non fare nulla. Durante tutta la crisi ha schivato i problemi, ignorato chi gli ricordava che fosse lui primo cittadino. Dimostrando così, d’avere imparato benissimo la lezione impartita da Raffaella Carrà: “Se per caso cadesse il mondo, io mi sposto un po’ più in là”. Tanti auguri.

Melissa Mongiardo. E’ della consigliera Pd ribelle ma anche no, la migliore sintesi sulla crisi, intervenendo in consiglio comunale. Un pianto.

Marco Volpi. Pure lui uno dei sette dissidenti, il giorno dopo essere rientrato, lo nominano presidente della prima commissione. Non accorgendosi che si trattava di una fregatura. Ha dovuto guidare la riunione che ha bocciato il referendum sull’acqua. Marco Volpi, non proprio una volpe.

Arduino Troili. Ha bruciato tutti per coerenza. Ha detto basta con l’amministrazione Michelini e finora è stato di parola. Ha bruciato pure una sedia, ma questa è un’altra storia.

Patrizia Frittelli. Ai margini della crisi, il suo nome è figurato solo nell’elenco dei sette. Altrimenti sarebbe passata del tutto inosservata. Brava. La ragazza farà strada.

Massimo Cappetti. Vedi Patrizia Frittelli. Unica differenza, decisamente meno avvenente della prima e al massimo farà qualche vicolo.

Francesco Serra. Comunque la si pensi, ci ha messo la faccia. Pure quando ha ammesso di non avere avuto il coraggio di portare alle estreme conseguenze la sfiducia a Michelini. Per il futuro si raccomanda maggiore prudenza. Anzi no. Ne ha già usata fin troppa stavolta.

Filippo Rossi. Nei 70 giorni di crisi pareva volesse smuovere mare e monti, poi, arrivati al consiglio comunale di venerdì ha invitato tutti alla pace e all’unità. Una pizza.

Livio Treta. Il consigliere per niente Moderato e forse riformista si è distinto per avere una parola buona per tutti. Sopratutto per i colleghi di maggioranza nel Pd. Al rientro dei sette, li ha accolti con un: “Ma perché non vi siete dimessi?”. Avviso a Treta: Gli amici (e i compagni di maggioranza) si scelgono, i parenti no. La prossima volta scelga meglio.

Martina Minchella. Memorabile l’intervento della consigliera fu renziana, oggi Popolare: “Sindaco, credo che il Pd oggi le abbia rinnovato la fiducia”. Della serie, scusate ma io in questi settanta giorni sono stata da un’altra parte.

Stefano Calcagnini. Il segretario comunale Pd voleva cacciare i sette dissidenti colpevoli d’avere sfiduciato Michelini. Poi è stato distratto da una serie d’importantissimi appuntamenti: le riunioni per rilanciare il termalismo in occasione del Giubileo o la trasferta a Bruxelles. Questioni di priorità.

Sonia Perà e Alessandra Troncarelli. Riferimenti in giunta dei sette dissidenti, avevano annunciato a inizio crisi, le rispettive dimissioni. La prima in modo netto, l’altra con prudenza. Tutte e due si sono dimenticate di dire quando.

Antonio Delli Iaconi. Da chiarire, invece, per il terzo assessore riferimento dei sette Pd dissidenti, il “Qualche giorno” termine entro cui avrebbe dovuto decidere se restare o dimettersi. A quanto corrisponde? Per ora più di settanta giorni.

Lorenzo Guerini e Fabio Melilli. Il vice segretario nazionale Pd e il segretario regionale dovevano essere i salvatori da Roma della crisi politica a Viterbo. Alla fine è stato chiaro a tutti il principio che ha ispirato la loro azione: “Ma che ce frega, ma che c’emporta…”.

Ciambella. Inteso come notaio presso cui avrebbero dovuto rassegnare le dimissioni di massa. L’augurio al professionista è che abbia clienti meno indecisi. Ciambella. Intesa come assessora Lisetta. Basta la parola.

Giuseppe Ferlicca


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