Civita Castellana – Tamponamento cardiaco.
Potrebbe essere questa la causa della morte della 61enne di Civita Castellana, deceduta a pochi giorni dal ricovero in ospedale.
I risultati dell’autopsia eseguita dal medico legale Manuela Turrillazzi non sono ancora arrivati, ma a mano a mano che gli accertamenti proseguono si ipotizzano i possibili motivi per i quali il cuore della signora si è fermato dopo un disperato tentativo di portarla a Belcolle dall’ospedale Andosilla.
Il tamponamento cardiaco è un accumulo di liquido o sangue nella cavità che contiene il cuore. E’ tra i sintomi della dissecazione dell’aorta: il distacco del più importante vaso sanguigno, che pompa sangue a tutto il corpo.
Resta da capire se i medici hanno effettivamente temporeggiato troppo o se, al contrario, non era possibile salvare la paziente.
Per avere certezze occorreranno i due mesi canonici presi dalla dottoressa Turrilazzi per ultimare gli accertamenti e consegnare la relazione in procura. Il pm Chiara Capezzuto ha nominato come secondo consulente il cardiologo Gabriele Di Giammarco.
Sette, per ora, i medici dell’ospedale di Civita Castellana indagati per omicidio colposo, dopo la morte della signora. Lavorano tutti nel reparto in cui la donna è stata ricoverata per alcuni giorni. L’iscrizione nel registro degli indagati, in questa fase, è un atto dovuto. Tanto gli avvocati Remigio Sicilia e Giuliano Migliorati, difensori dei medici, quanto il legale dei familiari della donna, Franco Taurchini, hanno nominato dei consulenti di parte che seguiranno l’evolversi degli accertamenti medico-legali.
Tra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio, la signora aveva più volte accusato malori sospetti. Dimessa dopo una prima visita all’ospedale Andosilla, ci era tornata una seconda volta il 5 febbraio. Secondo quanto denunciato dal marito agli agenti della squadra mobile di Viterbo, era stata ricoverata all’ospedale civitonico solo per la sua tenace insistenza.
Sarebbe stato il cardiologo che l’ha visitata ad accorgersi, due giorni più tardi, che il quadro clinico era disperato. Per questo è stato tentato un trasporto d’urgenza in elicottero dall’Andosilla a Belcolle. Ma era già tardi: la donna è morta poco dopo l’arrivo all’ospedale viterbese.
Le indagini si muovono su un doppio binario: quella aperta dalla procura e quella interna della Asl, come vuole la prassi in questi casi. La squadra mobile di Fabio Zampaglione continua a passare al microscopio le cartelle cliniche e tutta la documentazione sanitaria della paziente per ricostruire tutti i passaggi, dal primo ricovero della al trasporto d’urgenza – purtroppo inutile – a Belcolle. Secondo indiscrezioni, la sera in cui la donna è arrivata all’ospedale viterbese la piazzola in cui atterrò l’elicottero non era illuminata. Si parla anche di un eventuale secondo trasporto a Roma, in una struttura ancora più attrezzata e specializzata per la cardiochirurgia, dove i medici avevano pensato di trasferire la donna, ma non hanno fatto in tempo.
Le indagini continuano.
