Viterbo – La maggioranza non c’è più e nemmeno si presenta in consiglio comunale, ma il sindaco Leonardo Michelini non molla. Resta e va avanti.
Dopo cinquanta giorni di crisi, l’ennesima caduta con il consiglio comunale andato a vuoto, non preoccupa il primo cittadino.
“Ho avuto la fiducia dei viterbesi – incalza Michelini in una conferenza stampa improvvisata nel suo ufficio – e non intendo retrocedere.
Non mi dimetto, non do le dimissioni e non le anticipo. Quando le darò, poi non tornerò più sui miei passi”.
Non se ne va. Perché la crisi ha un colpevole. Che non è lui: “E’ un problema dentro il Partito democratico – incalza Michelini – ci sono responsabilità soggettive dei consiglieri e responsabilità di un partito”.
La colpa è della politica, dei sette Pd che hanno voltato le spalle a Michelini. Il sindaco punta tutto sulla ruota di Roma e sull’incontro con il vice di Renzi, Guerini, in programma domani.
Sta a loro risolvere. “Non sono un buon politico – ammette Michelini – e non voglio manco esserlo. Sono stato chiamato e ho avuto un grosso risultato, non abdico, vado avanti, per il bene della città”.
Tanto domani il Pd toglierà per lui le castagne dal fuoco…
“Mi auguro che domani la situazione si definisca”. La speranza è l’ultima a morire.
Mentre sul fronte revisori dei conti, ringrazia il presidente designato Lorenzo Ciorba che si è dimesso. “Per non subire attacchi anche personali. Come me lui campa del suo. Lo ringrazio”.
E’ uno dei problemi che hanno innescato la crisi: “Ma ora è stato rimosso – spiega Michelini – anche sulla presidenza di Moderati e riformisti sono disposto a fare un passo indietro”.
E’ stata altra ragione di scontro con i sette del Pd. Michelini è pronto a dimettersi dalla carica, eppure dopo cinquanta giorni ancora non l’ha fatto. Poco importa.
“Due problemi sono stati risolti, non mi pare che ci siano altri motivi essenziali. Se si parla di poca condivisione sono pronto a confrontarmi.
Se il Pd risolve il problema al suo interno, sono pronto a convocare la mia maggioranza e affrontare la situazione”.
Sempre dopo le decisioni d’altri. “Io sono l’ultimo a decidere – precisa Michelini – la riunione di Roma prenderà decisioni, poi saranno sottoposte al sindaco. Decido io”. Quando non lo dice. Cinquanta giorni non sono bastati.
“Sto su una sedia che scotta, ma non la brucio”. Nel frattempo si va avanti. Al ribasso.
Si ritorna in consiglio comunale. Ci sono già nuove sedute in vista. Per evitare altri giri a vuoto, si punta alla alla seconda convocazione, quando bastano un terzo dei consiglieri, al posto della metà più uno.
E’ la certificazione che la maggioranza non c’è più. Ma il sindaco pare non rendersene conto. Preferisce concentrarsi su altro, i sondaggi: “Non ho amici al Sole 24 ore, eppure mi pare che i risultati del sondaggio dicano che ho ancora il gradimento dei viterbesi”.
L’intervento del sindaco è stato preceduto da quello, accorato, dell’assessore ai Lavori pubblici Alvaro Ricci. Tutto amministrativo.
Sul rischio che si perdano milioni di euro di lavori a causa della crisi e della mancata nomina dei revisori dei conti.
“Il mio appello – precisa Ricci – lo faccio innanzitutto ai consiglieri della mia maggioranza e poi agli altri. Lavori alle scuole, al teatro Unione, interventi a Viterbo e nelle frazioni rischiano di saltare. Rischiamo una via crucis infinita sui cantieri che non possono partire”.
Poi ricorda un episodio: “Quando si è trattato di votare i Plus a valle Faul, come Pd rimanemmo in consiglio per mantenere il numero legale.
Mi sarei aspettato dalla minoranza e dal consigliere Marini lo stesso senso di responsabilità.
Anche se lo ribadisco, la responsabilità è nostra, siamo la maggioranza”.

