Villa San Giovanni in Tuscia – “Il rup è lo stesso sindaco, fa tutto lui, quindi stiamo messi bene”.
Massimiliano Sanzogni, uno degli arrestati dell’operazione Led, intercettato, parla in tono confidenziale del sindaco Mario Giulianelli di Villa San Giovanni in Tuscia. Come se il fatto che fosse il primo cittadino a occuparsi dell’appalto lo rendesse più tranquillo.
E’ scritto nell’ordinanza d’arresto che ha spedito ai domiciliari Sanzogni, direttore di area commerciale della Cpm Gestioni termiche, e i vertici dell’azienda di Macerata, i fratelli Alessandro e Luca Tramannoni. Gli arresti sono scattati tra Narni, Macerata e Ortisei, dove Alessandro Tramannoni era andato a sciare con la famiglia. Nessun viterbese tra gli arrestati, ma tra i sette indagati sì: uno è il sindaco Giulianelli di Villa San Giovanni che, nei giorni scorsi, ha espresso fiducia nella magistratura e la convinzione di aver operato sempre per il bene della sua comunità. Gli altri sono alcuni dipendenti e consulenti dei comuni di Grotte di Castro e Civita Castellana che hanno curato gli appalti per impianti termici e pubblica illuminazione vinti dalla Cpm.
La gara di Villa San Giovanni è la più esigua: 66mila euro per lavori biennali. Ma, stando agli atti di indagine, il “collaudato sistema di turbative delle gare pubbliche” descritto dal gip Stefano Pepe nell’ordinanza d’arresto scatta anche qui, mettendo in moto tutti gli ingranaggi possibili e muovendosi su due piani distinti. Un piano che si potrebbe definire ‘verticale’, mirando ai vertici e, quindi, alla “compiacenza dei funzionari” della pubblica amministrazione: “Sanzogni – si legge negli atti di indagine – acquisisce direttamente dal sindaco del comune di Villa San Giovanni in Tuscia, Giulianelli Mario, notizie in merito all’intervenuta spedizione degli inviti a presentare altre offerte”. Oppure la presunta fornitura dei nomi delle aziende da invitare: elenco stilato da Sanzogni e inviato al comune di Grotte per l’appalto quinquennale degli impianti termici, da 197mila euro.
Poi c’è il piano ‘orizzontale’, nei contatti con le aziende che, in teoria, dovrebbero essere allo stesso livello della Cpm e concorrenziali con lei. In pratica non lo sono affatto: “Emerge come tra le diverse ditte in questione esiste un accordo tacito – scrive il gip – sulla cui base esse sono disponibili a fornirsi reciproco aiuto al fine di fornire di apparente legittimità le procedure pubbliche di assegnazione di appalti”.
Un gioco quasi semplice per Sanzogni e i Tramannoni che, secondo l’ordinanza del gip, “hanno dato prova di avere la capacità di infiltrarsi nell’ambito degli apparati pubblici comunali, evidentemente con la compiacenza dei funzionari che si avvalgono delle specifiche competenze tecniche dei suddetti privati al punto di fargli redigere gli atti delle gare e individuare le ditte da invitare con una naturalezza e spregiudicatezza, figlia anche della indolenza, trascuratezza e apatia dei pubblici funzionari, tale che l’unico ostacolo o problema che devono affrontare è quello di individuare il singolo ente territoriale che si trova nella necessità di dover bandire una gara”.
Per il gip l’arresto è necessario per il forte pericolo che i vertici della Cpm turbino altre gare. Sanzogni e i Tramannoni potranno fornire la loro versione a breve: gli interrogatori di garanzia sono fissati per la prossima settimana.


