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Perché non creare dei bei murales sui palazzi della città?

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Un murale a Santiago del Cile

Un murale a Santiago del Cile

Viterbo - Porta Romana

Viterbo – Porta Romana

Viterbo - Molino Medori

Viterbo – Molino Medori

Viterbo – Una città che ritiene di vivere solo del patrimonio artistico e culturale ereditato dagli antenati è destinata a perdere terreno sotto ogni punto di vista.

Tant’è che anche grandi metropoli come Roma, Milano, Parigi, Berlino, Londra – ricche di monumenti e di tradizioni culturali – cercano di rinnovare il proprio volto esprimendo nuovi linguaggi creativi e nuove identità. L’identità urbana viene scandita dai profili urbanistici e architettonici.

A Roma ad esempio è accaduto con l’Eur, quando il modernismo decise di proporre un nuovo volto alla città pur ispirandosi al suo passato classico. Parigi e Milano hanno costruito centri direzionali in cui nuove architetture verticali entrano in compromesso con il verde urbano, esprimendo i nuovi indirizzi del postmoderno, New York ricicla vecchi percorsi ferrotranviari per farne strade verdi, Teheran decide di affiancare alla retorica delle strutture neoislamiche l’effervescenza creativa e naif di incredibili macromurales.

Viterbo, sul piano storico-architettonico e urbanistico vive di medioevo e di qualche sprazzo che dal rinascimentale guida al barocco, inutile girarci intorno: il Palazzo Papale, il quartiere di San Pellegrino, il giro delle mura, le fontane, e se proprio vogliamo allargare la prospettiva, Villa Lante, sono questi gli obiettivi dei visitatori e le piattaforme da cui parte qualsiasi progetto turistico e culturale della città. Sono questi gli elementi che concretizzano la “fisionomia” della città e mediante i quali Viterbo parla sia ai suoi cittadini che ai turisti; senza di essi non si può imbastire nessun discorso “sovrastrutturale”, non si capirebbe ad esempio la tradizione di Santa Rosa.

Ma c’è una Viterbo “moderna” in grado di proporre una sua nuova identità? A città come Viterbo un’impresa del genere resta difficile, è già complicato mantenere quella storica, figuriamoci se…

Ad altre cittadine viene più facile, soprattutto se non godono di un adeguato bagaglio storico: per restare nelle vicinanze, è il caso di Terni, già squallido centro industriale che si adorna di monumenti d’arte moderna per riciclarsi come città d’arte e cultura del XXI secolo, è il caso di Civitavecchia, anonima città portuale che sta diventando una piccola capitale dei murales e della street art, è il caso di certi quartieri popolari romani che reinterpretano la gentrificazione arricchendosi di linguaggi espressivi sui muri delle abitazioni.

Viterbo ha degli “squallori architettonici” che sovente fanno da imbarazzante compagnia ai suoi monumenti. Vediamone alcuni. L’alto “muro” anonimo del palazzone che accoglie il turista che scende dalla Strada Cimina ad ottundere e squalificare la visione di Porta Romana e della statua di Santa Rosa; il “grattacielo” grigio del Molino Medori che incombe sulla skyline che va da Porta Murata a Porta Fiorentina; i silos d’acciaio dei molini Profili a Pianoscarano che nascondono e sconvolgono la visione delle mura cittadine. Tutte architetture che, c’è poco da fare, sono brutte, ma non possono essere eliminate. Eppure, non solo imbruttiscono la città moderna, ma danneggiano anche quella storica.

E allora? Ecco la proposta, da condividere con: l’amministrazione comunale, le associazioni artistico-culturali, i proprietari degli immobili, artisti di chiara fama. Perché non creare grandi, bellissimi murales di street-art che, mentre “alleggeriscono” quelle architetture, arricchiscono Viterbo di una nuova attrattiva turistico-culturale?

Magari riprendendo alcuni aspetti della storia e della cultura cittadina, ma soprattutto trapiantando a Viterbo gli echi e le suggestioni di valori, problematiche ed eventi globali: l’Italia esprime dei grandissimi talenti della street art, ma allo stesso tempo la nostra città potrebbe aprirsi anche al contribuito di grandi innovatori internazionali. Senza contare il contributo che potrebbe venire anche dal Liceo artistico e dall’Istituto di Belle Arti, muri da valorizzare in città non mancano…

Questione di soldi? Non tanti. Disponibilità dei privati a ricevere queste opere d’arte? Credo che ci possa essere la curiosità e il piacere di ospitarne una. Peraltro, si tratterebbe di un investimento in cultura e partecipazione sociale, un apertura della città all’ innovazione e ai linguaggi globali…

Francesco Mattioli


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