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Pm antimafia lasciato solo, stop al processo ai poliziotti

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Una pattuglia della polizia penitenziaria

Una pattuglia della polizia penitenziaria 

Viterbo – Battuta d’arresto per il processo ai tre poliziotti penitenziari accusati di aver lasciato solo un pm antimafia, faccia a faccia con un boss della ‘ndrangheta.

Il giudice di Viterbo Rita Cialoni ha rimesso gli atti al presidente del tribunale Ettore Capizzi, che dovrà decidere se assegnare il fascicolo a un altro magistrato. 

Il processo ai tre poliziotti scaturisce, infatti, dall’altra vicenda: quella dell’aggressione al pm antimafia Giovanni Musarò, pestato da Domenico Gallico, capocosca di Palmi (Reggio Calabria), che era andato a interrogare al carcere Mammagialla di Viterbo. Era il 7 novembre 2012.

Una stretta di mano e poche parole di Gallico a Musarò: “Finalmente ho il piacere di conoscerla”. Poi, il pugno in pieno viso che atterrò il pm antimafia e le botte anche mentre era riverso sul pavimento. Due i fascicoli aperti: uno a carico di Gallico per le lesioni aggravate al magistrato (due anni e mezzo in primo grado, mentre il boss è stato assolto dalle ulteriori accuse di violenza, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale), l’altro, sospeso ieri, sugli agenti di polizia penitenziaria Felice Antonio Contestabile, Luigi De Filippo e Mauro Ferrara, accusati di falso ideologico e abbandono del posto di servizio.

Il primo a soccorrere Musarò fu l’avvocato Luigi Mancini, presente nella saletta del carcere Mammagialla per sostituire un collega per l’interrogatorio di quel giorno. Solo dopo sarebbero intervenuti gli agenti della penitenziaria che avrebbero dovuto garantire sicurezza a Musarò. 

Eppure si trattava di una situazione ad alto rischio: il magistrato, prima di venire a Viterbo per l’interrogatorio, aveva inviato due fax al carcere per chiedere un potenziamento della sorveglianza, aspettandosi una qualche ritorsione da parte di Gallico.

Fu il giudice Cialoni a condannare Gallico a due anni e mezzo nel primo processo; da qui, la possibile incompatibilità nel giudicare i poliziotti, che dovranno aspettare la nuova udienza. Con tutta probabilità davanti a un altro magistrato.


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